Fiat, rivoluzione produttiva nel 2007 per ridurre i costi

Quattro modelli avranno in comune più del 50% dei componenti. Mediobanca-Ferrari, l’annuncio della cessione potrebbe slittare

Pierluigi Bonora

nostro inviato a Parigi

«State in guardia, perché ci stiamo muovendo rapidamente»: da Parigi, nei giorni che precedono il via al Mondial dell’auto, la Fiat parte all’attacco dei concorrenti, alcuni dei quali alle prese con pesanti piani di ristrutturazione, come Ford e Psa. È toccato a Luca De Meo, responsabile del marchio automobilistico torinese, illustrare ieri alla comunità finanziaria internazionale presente all’annuale incontro organizzato da JP Morgan, piani e aspettative del brand da qui al 2010.
Le novità più importanti, emerse dalla relazione del giovane manager, riguardano le nuove strategie industriali che saranno operative dal prossimo anno. In pratica, dalle quattro piattaforme che hanno originato Fiat Stilo, Fiat Multipla, Alfa 147 e Lancia Lybra, con la condivisione di meno del 10% dei componenti, dal 2007 si passerà a un solo tipo di «architettura modulare». I vantaggi che ne deriveranno non sono da poco: innanzitutto i componenti in comune per i modelli interessati (la gamma appartenente al segmento C-D, cioè le vetture «medie» e «medioalte») saranno superiori al 50 per cento. Nello specifico le future Fiat Bravo, Alfa 149, Lancia Delta e l’erede della Multipla (per ora denominata Compact-X-Over), condivideranno motori, trasmissioni, sterzo e sospensioni, ma con la particolarità che i vari componenti saranno tarati in base al marchio. Dunque economie di scala ma senza penalizzare, per esempio, il Dna sportivo di Alfa Romeo, la ricercatezza del comfort tipica di una Lancia o la versatilità di casa Fiat. E non è detto, a questo punto, che la rivoluzione-semplificazione del sistema piattaforme del segmento C-D possa in qualche modo attirare l’attenzione di altri costruttori disposti a inserirvi un proprio modello.
Solo due anni fa, all’ultimo Salone di Parigi, erano in molti a dubitare che Fiat Auto riuscisse a superare la crisi. Proprio sotto la Torre Eiffel, inoltre, si consumò lo «strappo» finale con la General Motors nel momento in cui, al termine dello steering committee, l’amministratore delegato Sergio Marchionne fece capire a Rick Wagoner che non era per nulla intimorito dalle minacce degli americani di ricorrere al tribunale per invalidare l’opzione put (la possibilità, cioè, di cedere la divisione Auto al gruppo di Detroit). Come sono andate le cose, cinque mesi dopo, è noto a tutti: resa di Gm e 2 miliardi di dollari nelle casse della Fiat. Quella che De Meo ha mostrato ieri ad analisti e investitori è una Fiat diversa da allora, in piena ripresa grazie alla terapia-Marchionne, che guarda al futuro con ottimismo e una ritrovata vitalità. Ecco allora che per il marchio più importante del gruppo, sulla scia del successo della Grande Punto (380mila ordini dal settembre 2005, a cui bisogna aggiungere le oltre 90mila consegne del vecchio modello previste per fine anno) e in vista delle nuove Bravo e 500 in arrivo nel 2007, è possibile ipotizzare entro il 2010 - secondo De Meo - in Italia ed Europa, rispettivamente il 25% e il 7-8% di quota mercato. Il marchio Fiat, comunque, avrà una dimensione sempre più internazionale «con significative presenze in Cina, India, Iran, Russia, Turchia e America latina», mentre gli altri mercati mondiali varranno almeno 100mila veicoli l’anno. Agli analisti De Meo ha anche ricordato che per la nuova Bravo, in vendita dall’inizio del 2007, sono previste 120mila unità l’anno.
Infine si sono intensificati ieri i contatti tra Fiat e Mediobanca per definire il ritorno del 29% della Ferrari in mani torinesi. Le parti hanno tempo fino a sabato per chiudere la pratica, anche se l’annuncio potrebbe slittare ai primi di ottobre. In attesa di novità il titolo Fiat si è portato a 12,28 euro(più 1,09%).