Fiat rivuole Teksid Alluminio fornitore strategico in crisi

da Milano

Secondo il Financial Times la Fiat ha formulato una offerta per riacquistare la sua vecchia business unit dei componenti in alluminio venduta per 460 milioni di euro nel 2002, al culmine della crisi, al fondo americano Questor e a Jp Morgan.
Allora la cessione di un ramo d’azienda che i nuovi proprietari ribattezzarono Teksid Alluminio servì anche a sgravare il consolidato torinese di passività finanziarie stimabili in circa 365 milioni di euro. Adesso, però, un fallimento collegato prima di tutto a un dissesto finanziario potrebbe creare più di un problema a una Fiat che sta cercando di giocare al massimo la partita dei volumi industriali. Anche senza il fallimento, nella versione minima di una crisi duratura, il semplice ritardo di un paio di giorni nelle forniture potrebbe significare lo stop a una linea produttiva. Il Lingotto sta trattando per riportare in casa una realtà aziendale che, dopo essere stata sottoposta alle «cure» e alle dismissioni delle attività estere da parte dei fondi di private equity, è più piccola di prima. Nel 2002 Teksid Alluminio aveva 6mila addetti in 13 stabilimenti in tutto il mondo. Ora ne ha 2.600, in sette siti. In Italia, nello stabilimento di Borgaretto e nel quartier generale di Carmagnola, vicino a Torino, dove operano un migliaio di addetti, molti dei quali colletti bianchi che, una volta, servivano a gestire una multinazionale di ben più vaste dimensioni. Le trattative con Questor e con gli altri 16 azionisti della società non servono solo a evitare ripercussioni produttive. Sergio Marchionne ha avviato una politica di internalizzazione di pezzi del ciclo industriale, in antitesi all’out-sourcing spinto verificatosi dopo la crisi del 1992. Un rapporto di lungo periodo con i fornitori che si realizza non solo con l’acquisto di aziende strategiche in difficoltà, come la Teksid Alluminio, ma che arriva alla disponibilità, come nel recente caso della Gessaroli di Trofarello, di affittare l’azienda, pur di non farla chiudere.
Una curiosità: è in ballo il futuro di quel che resta dell’alluminio della vecchia Fiat. E la Fiat attuale è gestita da quel Marchionne che in Svizzera, negli anni ’90, si imponeva prima come capo della finanza e poi come gestore di Algroup di Zurigo, gigante dell’alluminio.