Fiat, Scajola: "Per Termini Imerese 10 offerte"

Il ministro: "Presenteremo le offerte il 5 marzo al tavolo dell’auto per valutare qual è
quella che può garantire i posti di lavoro: abbiamo tempo un
anno e mezzo". Confindustria conferma: "Bisogna scegliere
quelle concrete, che possono stare in piedi ed essere di mercato&quot;. <strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/a.pic1?ID=420338">Incentivi nelle mani di Letta</a></strong>

Roma - "Per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese abbiamo 8-9-10 offerte, che stiamo valutando e che presenteremo il 5 marzo al tavolo dell’auto per valutare qual è quella che può garantire i posti di lavoro: abbiamo tempo un anno e mezzo". Intervistato a Mattino5 da Maurizio Belpietro, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha fatto il punto sulla vicenda della fabbrica siciliana: "Con la Fiat il discorso su Termini è chiuso, ma il gruppo concorda che agevolerà e non ostacolerà un’opzione diversa". Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, conferma e invita il governo a "scegliere quelle concrete, che possono stare in piedi ed essere di mercato".

Il futuro di Termini Fiat ha dichiarato di voler chiudere Termini Imerese nella riorganizzazione che sta facendo in Italia. "Noi riteniamo che ci sia ancora spazio, ma prendiamo atto della decisione di ridurre la produzione su quattro stabilimenti - ha spiegato Scajola - abbiamo chiesto però che aumentasse la produzione auto in Italia e aumenterà da 650mila a 900 mila pezzi". Quanto a Pomigliano d’Arco, Scajola ha osservato che lo stabilimento "soffre della crisi di produzione dell’Alfa Romeo, che è debole in questo momento: ma in accordo con la Fiat si prevede lo sviluppo producendo lì la Panda, che attualmente è prodotta in Polonia e che è il modello di punta delle vendite Fiat". Tornando infine sulla polemica relativa agli incentivi, Scajola ha parlato dei 270 milioni ricevuti dal gruppo automobilistico per la per ricerca e gli investimenti: "Certo è - ha sottolineato - che questi incentivi sono quelli che hanno permesso di avere prodotti innovativi e quindi di vincere la battaglia per la Chrysler. Non vanno restituiti, ma sono un grande impegno perchè la Fiat sviluppi l’italianità e la presenza in Italia". "Nel passato - ha concluso il ministro - la Fiat ha dato diverse prove di poca attenzione all’auto, ma da quando c’è Marchionne ha investito molto sul settore, che è diventato il suo core business. E allora via le polemiche, ma la Fiat si ricordi che l’Italia ha dato alla Fiat come la Fiat ha dato all’Italia".

Confindustria conferma "Per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese, ci sono otto o nove proposte tra le quali alcune degne di attenzione". Secondo la Marcegaglia "bisogna scegliere quelle concrete, che possono stare in piedi, ed essere di mercato". A margine della Mobility Conference, in corso all’Assolombarda di Milano, su Reti europee, intermodalità, trasporto pubblico, il presidente di Confindustria ha osservato che "purtroppo lo stabilimento di Termini Imerese, per problemi logistici e di efficienza, non riesce a stare in piedi e il vero problema è come reimpiegare le persone, non perdere posti di lavoro in un momento delicato come questo ed ecco, quindi, che giudico positivo il fatto che via siano delle proposte".