Fiat sceglie in India un partner industriale Accordo con Tata

Il presidente del colosso: «A giorni l’accordo». Marchionne rivoluziona i vertici: sale Ketter, scende Kalbfell

Paolo Stefanato

Dopo l’americana Ford spunta l’indiana Tata. «Nei prossimi giorni annunceremo un accordo con Fiat», ha detto ieri Ratan Tata, presidente di un colosso da 13 miliardi di dollari attivo nei settori auto, acciaio, energia, informatica, tlc, moda e turistico-alberghiero. L’indiscrezione è filtrata durante gli incontri a Nuova Delhi del tycoon di Bombay con una delegazione di Confindustria e della Camera di commercio italo-indiana nell’ambito della visita ufficiale del ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi. Di un accordo in India da siglare entro l’anno aveva accennato, durante il Salone di Francoforte, l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne. Il top manager si era limitato a dire che l’intesa, oltre a interessare il mercato indiano, non riguarderebbe solo le automobili.
Tata è un colosso in piena espansione che si occupa anche di camion e bus. In questi mesi il gruppo è impegnato a siglare accordi a tutto campo. Tra i più importanti figurano quello, in via di definizione, con la cinese Brilliance e con la società russa Sk Prom per la realizzazione di 5mila camion negli Urali. Diverse le possibilità di intesa con gli italiani: oltre alla produzione in India di una vettura, Tata potrebbe beneficiare delle tecnologie torinesi in fatto di motori, soprattutto in termini di rispetto per l’ambiente. Ma anche i veicoli industriali di Iveco e i trattori di Cnh potrebbero rientrare nella lettera d’intenti a cui, secondo Ratan Tata, mancherebbero solo le firme. Proprio per il mercato domestico, tra l’altro, il gruppo sta per lanciare una vettura super economica il cui prezzo non dovrebbe superare i 2.500 euro.
Le scorse settimane, in occasione del Gran premio di Monza che ha visto il debutto nella Jordan dell’indiano Narain Karthiken, ad accompagnere il pilota era David Saldanha, responsabile delle operazioni europee della Tata. «Siamo un marchio affermato e possiamo trattare con tutti - ha detto Saldanha in un incontro con il Giornale, negando però trattative con la Fiat -; puntiamo a diventare il quinto produttore nel mondo, anche se ci vorranno almeno 10 anni prima di sviluppare una vettura per l’Europa. Allo studio, in proposito, c’è un nuovo pianale per un veicolo compatto progettato per l’Europa».
Tata, comunque, è già legata a doppio filo con l’Italia grazie alle collaborazioni con lo studio di design Idea e con Bertone. La gamma di veicoli, ancora limitata, viene importata dalla società Melian. Dal 2004, inoltre, la casa indiana fornisce servizi informatici alla Ferrari. Nei prossimi tre anni il gruppo prevede di investire 1,1 miliardi allo scopo di ampliare la divisione auto e raddoppiare i ritmi produttivi a un milione di unità entro il 2010.
Ieri, intanto, Marchionne ha annunciato l’ennesimo giro di valzer ai vertici dell’Auto. Karl-Heinz Kalbfell, già ad di Maserati, lascia ad Antonio Baravalle la responsabilità dell’Alfa. Il tedesco, il cui ruolo appare ridimensionato, si occuperà dello sviluppo strategico del polo Alfa-Maserati. Olivier François guiderà la Lancia e Lorenzo Sistino i veicoli commerciali. Roberto Ronchi dirigerà le flotte e lo sviluppo delle reti. Mauro Veglia (dall’Iveco) si preoccuperà dei servizi alla clientela. Più potere, poi, a Stefan Ketter: sovraintenderà anche alla produzione al posto di Antonio Bene, passato ad altro incarico.