Fiat, è scontro con i 3 licenziati: "State a casa"

Telegramma dell’azienda agli operai sospesi a Melfi, ma reintegrati dal
giudice, che dovrebbero riprendere servizio domani Durissima la Fiom: "È
un reato penale, chiameremo i carabinieri, devono rientrare in
fabbrica". Inviata la diffida

«Restate a casa». Con un telegramma di poche righe, la Fiat comunica ai tre operai licenziati dallo stabilimento di Melfi, e poi reintegrati dal Tribunale di Potenza, che «non intende avvalersi delle loro prestazioni», perciò domani ai cancelli della fabbrica, che riapriranno dopo la pausa estiva, loro non dovranno esserci. Non perderanno però lo stipendio: l’azienda «rispetterà gli obblighi contrattuali», nei confronti dei tre operai (due dei quali sono delegati della Fiom), fino al 6 ottobre, quando sarà discusso il ricorso presentato dall’azienda contro la sentenza del giudice del lavoro.
Immediata, naturalmente, la reazione del sindacato dei metalmeccanici: «Fiat sta reiterando il suo comportamento antisindacale e, non rispettando la decisione del giudice, commette un reato penale», dice il segretario lucano della Fiom, Emanuele De Nicola. E il segretario generale, Maurizio Landini, rincara la dose: domani alle 14, quando inizia il loro turno, i tre operai «devono rientrare in fabbrica», altrimenti «siamo pronti ad agire sotto tutti i punti di vista legali, anche a chiedere l’intervento delle autorità competenti e delle forze dell’ordine: abbiamo già mandato una diffida al Lingotto». E aggiunge: «Mi chiedo cosa sia successo per far cambiare idea all’azienda che appena tre giorni fa aveva comunicato per iscritto ai nostri legali la volontà di rispettare il decreto di reintegro al lavoro. Mi auguro- conclude - che prevalga la saggezza e la responsabilità. Le leggi in Italia si applicano e si rispettano». Mentre la Cgil sottolinea che «quando la magistratura emette un decreto, va rispettato. Con questo atto non fa che aggravare le relazioni sindacali». Secca la reazione del leader della Fim, Giuseppe Farina: «La Fiat rispetti la sentenza e la Fiom prenda atto che la stragrande maggioranza dei lavoratori è invece interessato a discutere di Fabbrica Italia. Quindi basta con questa querelle. Ci fa perdere tempo».
Dal canto suo l’azienda difende la legittimità della sua scelta: «È nelle nostre facoltà dispensare dalle prestazioni le tre persone, pur reintegrandole completamente nelle loro funzioni. Rientra nelle nostre facoltà esentarli dal lavoro». Si tratta, spiegano dal Lingotto, di una prassi consolidata in questi casi: «È una cosa che succede sempre, le aziende in genere fanno così. Anche noi abbiamo sempre fatto così ed è una scelta confortata dal parere dei nostri legali». La vicenda è cominciata nel luglio scorso: durante il turno di notte, i tre operai partecipano ad un corteo interno, promosso dalla Fiom contro i carichi di lavoro. Sostenendo che la protesta abbia provocato il blocco di un carrello robotizzato che riforniva di materiale operai che invece lavoravano, la Fiat avvia un provvedimento disciplinare e poi licenzia i tre operai. Davanti al giudice del lavoro di Melfi - come scrive lo stesso magistrato nella motivazione al reintegro - però, «la tesi sostenuta da Fiat appare parzialmente diversa rispetto a quella ostentata nel corso del procedimento disciplinare». In sostanza, il carrello era già fermo all’arrivo degli operai scioperanti. Il giudice quindi dichiara antisindacali, perciò illegittimi, i licenziamenti e ordina il reintegro dei tre operai. Il 18 agosto, quindi, i lavoratori apprendono di dover tornare al lavoro il 23 agosto: due giorni dopo, Fiat deposita il ricorso contro il reintegro.