La Fiat in Sicilia? Solo sogni Con quei fondi tagliamo l’Irap

Il governo mette sul piatto 760 milioni per Termini Imerese. Basterebbero
per alleviare il peso del fisco sulle micro imprese

Parafrasando quella battuta di Moretti (sì, certo non è il regista più azzeccato) ci si aspetta che questo governo prima o poi dica qualcosa di destra. Ci si aspetta che un imprenditore (ex?) come Berlusconi si comporti da uomo di mercato. Insomma che soddisfi la domanda che viene dalla sua base elettorale più profonda.
Più volte abbiamo parlato della necessità di ridurre le imposte: l’equazione meno imposte più lavoro più ricchezza, anche se non originale, ha in Italia il copyright del Cavaliere. Ma per un momento turiamoci pure il naso. Facciamo come disse Montanelli a uno scandalizzato Galli della Loggia che gli diceva che la scheda bianca sarebbe piuttosto stata la soluzione migliore. Diciamo insomma, con Montanelli, che possiamo sopportare anche soluzioni un po’ meno che ottimali, possiamo digerire qualche piccolo tradimento, possiamo attendere tempi migliori. O se volete, proprio perché liberali, siamo refrattari ideologicamente all’idea del Bene assoluto e sappiamo che un semplice passetto avanti è quanto di massimo si possa pretendere dalla politica.
Allora turiamoci il naso sulle tasse. Ma continuando così rischiamo di soffocare. Qualcuno dalle parti del governo ci deve spiegare per quale dannato motivo l’azienda Rossi di Como può andare a gambe all’aria senza che nessuno dei suoi dipendenti sia assistito, il ragioniere Bianchi di Latina può aspettare due anni interi per il pagamento della sua fattura nei confronti della pubblica amministrazione, il commerciante di Biella deve pagare un professionista per difendersi da un accertamento campato in aria e, mentre tutto ciò avviene moltiplicato per mille, la Sicilia di Termini Imerese diventa terra franca, dove lo Stato diventa improvvisamente miliardario. Qualcuno ci deve spiegare come sia possibile che per salvare la fabbrica Fiat di Termini Imerese e i suoi 1.500 dipendenti il governo sia disponibile a mettere sul piatto della bilancia insieme alla Regione Sicilia 760 milioni di euro. Avete letto bene: qualche milioncino in meno di 800. Tanto quanto servirebbe a tagliare l’Irap per tutte le microimprese, elevando la franchigia. Toc toc: qualcuno ce lo spieghi. Con quale criterio si pensa di commettere in eterno gli errori del passato?
Va bene, rinunciamo per il momento ai tagli fiscali, perché non si sa dove andare a reperire le risorse per mantenere il deficit stabile. Ma una buona idea sarebbe quella di scrivere nella pietra che quattrini pubblici per sostenere le fabbriche dei sogni non ce ne sono più.
Il governo ha un grande alibi: la crisi economica. Che rende ovviamente più difficile e impopolare, la posizione di mercato e cioè quella che vede espulsi dalla competizione i più inefficienti. Si parla di meritocrazia, ma la bomba della disoccupazione alle porte, la rende un’etichetta senza contenuto. Il problema è che il conservatorismo spendaccione, così come il conservatorismo fiscale, facciano leva su un fattore diversa e più politico. Quello cioè di avere un’opposizione che sembra geneticamente incapace di mettere in mora questo esecutivo e che dunque lo sollevi dal dire (ogni tanto, mica sempre) qualcosa di destra.