Fiat, sindacati spaccati sul nodo di Termini

Lo stabilimento Fiat di Termini Imerese non è solo motivo di scontro tra lavoratori e azienda. Dopo l’iniziativa congiunta dello scorso 24 dicembre, con la protesta unitaria davanti a Palazzo Chigi mentre l’ad del Lingotto Sergio Marchionne comunicava al governo le sue decisioni, i sindacati si sono divisi sulle strategie per evitare la chiusura, nel 2012, dell’impianto siciliano. La Fiom Cgil ha scelto ieri la linea dura: sciopero il 7 gennaio, al rientro dopo la cassa integrazione, accoppiato a un presidio permanente del piazzale della fabbrica. I lavoratori verrebbero sostenuti grazie all’apertura di un conto corrente. La Uilm propone invece scioperi mirati per incidere sulla produzione senza ricorrere all’occupazione. Martedì Cisl e Fim avevano già chiarito di voler puntare su nuovi incontri con Regione e Fiat e su azioni che vanno dallo sciopero generale provinciale alla mobilitazione dei lavoratori del gruppo.
Insomma, un movimento in ordine sparso. Non a caso, la Uilm ha invitato Fim e Fiom a «fare tutti un passo indietro» e ha chiesto un incontro fra i segretari territoriali. Anche la politica si sta intanto muovendo. Il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, ha inviato una lettera al presidente dell’Ars, Francesco Cascio per chiedere la convocazione urgente di una seduta straordinaria dell’Assemblea regionale siciliana.
Dalla Sicilia alla Campania, dove non meno caldo è il fronte di Pomigliano d’Arco. Ieri si è tenuto in Prefettura un incontro tra istituzioni e sindacati, mentre un gruppo di operai presidiava piazza del Plebiscito per protestare contro il mancato rinnovo del contratto a 38 precari, per i quali la Regione ha deciso di stanziare dei fondi. All’incontro non hanno preso parte rappresentanti della Fiat.
L’occupazione nella grande industria italiana è intanto scesa in ottobre dell’1,9% rispetto allo stesso mese del 2008 ed è rimasta invariata rispetto a settembre.