Fiat, S&P boccia lo scorporo: ora l’Auto è più debole

L’agenzia di rating preoccupata dal debito e dai pochi prodotti. E nelle
concessionarie boom dei super sconti, oltre i tremila euro

La scissione del gruppo Fiat in due entità ha indebolito il profilo creditizio di Fiat Spa. È questa la motivazione che ha spinto l’agenzia S&P a tagliare il giudizio a lungo termine su Fiat Spa: da bb+ a bb. L’outlook negativo, inoltre, riflette «i rischi connessi al piano industriale» considerato «ambizioso» e al «suo dichiarato interesse ad accelerare l’acquisizione di Chrysler». S&P ritiene che le attività auto raggruppate in Fiat Spa sono più rischiose delle altre. L’agenzia osserva anche il possibile «mancato miglioramento della liquidità nei prossimi mesi».
Tra gli elementi da valutare, si legge nella nota, la potenziale crescita del debito nel 2011 oltre i 2 miliardi, per via dei forti investimenti e dei minori risultati operativi anche «a causa di una debole offerta di prodotto». Quanto a Industrial, S&P parla di «profilo di rischio industriale soddisfacente», mentre quello finanziario è definito «significativo». Il posizionamento di Iveco e Cnh è ritenuto «buono nei rispettivi mercati, con un potenziale di miglioramento dei profitti».
S&P evidenzia, inoltre, la possibilità che alcuni elementi del piano industriale di Fiat, come i negoziati con i sindacati, le vendite in nuovi mercati o il rilancio di Alfa Romeo e Lancia, non si concretizzino. Insomma, c’è molta diffidenza sui progetti esposti da Sergio Marchionne.
Il momento, del resto, è delicato. In Italia le immatricolazioni di auto ristagnano e i concessionari faticano a mantenere integre le proprie strutture. I mesi a venire promettono tempesta. Se febbraio si fosse chiuso ieri, il calo delle immatricolazioni sarebbe stato del 25%. Le stime, comunque, vedono al bilancio finale di lunedì prossimo lo stesso calo di gennaio: circa il 20% in meno delle vendite. Non ingegnarsi, per i costruttori (in primis quelli generalisti, come Fiat) e i concessionari penalizzati dalla fine degli incentivi, significherebbe rischiare grosso. Ecco allora la necessità di mettere mano ai listini, a costo di incidere negativamente sui bilanci e mettere in allarme le agenzie di rating. A fregarsi le mani, al contrario, potrebbero essere i clienti. Non è un caso che i modelli che tirano di più, vengono offerti con sconti che superano i 3mila euro. In una elaborazione del Centro studi Fleet&Mobility, con il contributo di InterAutoNews, si nota come una Lancia Musa di seconda mano, nel 2006 costava 12mila euro, mentre oggi, nuova, è proposta a poco di più: 12.900 euro.
Emblematico è il caso della Punto Evo 1.2 MyLife venduta a 10.200 euro, con uno sconto di 3.150 euro. A bordo, inoltre, l’acquirente trova un sacco di accessori. Stesso ragionamento per l’Alfa Romeo MiTo 1.4 Super, venduta a 13.500 euro, e con una sforbiciata al listino di ben 2.650 euro. A 8.800 euro, invece, si può comprare una Panda 1.2 MyLife, con un risparmio tra 1.750 e 2.050 euro. La Lancia Musa 1.4 Diva (12.900 euro) costa 3.500 euro meno se si consegna al dealer la vecchia macchina da rottamare. I concorrenti non sono da meno: Ford taglia di 3.500 euro il prezzo della Fiesta 1.2 (a 1.500 euro ammonta il valore degli accessori aggiunti), proposta a 9.500 euro, mentre Renault sconta di quasi 3mila la sua Clio Yahoo.
«Il cliente - spiega il direttore di Fleet&Mobility, Pier Luigi del Viscovo - vuole spendere meno per tante ragioni, ma non perché attribuisce meno valore al marchio e al modello. È la lezione degli outlet: si fanno centinaia di chilometri per comprare un brand esclusivo, comunque costoso, ma pagandolo meno del suo prezzo pieno».