Fiat taglia le stime del 2009 ma salva il dividendo Positivo il terzo trimestre

nostro inviato a Chigago


Soddisfazione e preoccupazione: i vertici della Fiat, archiviato un terzo trimestre positivo, con il quindicesimo miglioramento consecutivo della redditività, nonostante le deboli condizioni dei mercati di auto e camion, si preparano «a gestire un’ultima parte dell’anno non piacevole» e un 2009 incerto. Tanto che il Lingotto ha tagliato le stime per il prossimo anno. «La situazione generale, la mancanza di fiducia e le non chiare prospettive economiche rendono difficile prevedere una curva della domanda nel 2009. Siamo però preparati a un anno incerto», ha spiegato ieri l’ad Sergio Marchionne. Nel 2009 con il peggior scenario, quello di una domanda in calo del 10-20%, la Fiat prevede di raggiungere un risultato della gestione ordinaria fra 1,5 e 2,3 miliardi (il target era 4,3-4,5 miliardi) e un utile netto tra i 400 e i 1.200 milioni (era previsto fra 2,9 e 3,1 miliardi). Il Lingotto si ripropone comunque di mantenere una politica dei dividendi «normale» e di centrare gli obiettivi del 2010. Marchionne era in videoconferenza con gli analisti da Racine, nel Wisconsin, dalla sede storica di Case (Cnh) che ha ospitato la riunione del cda. E proprio ai risultati della divisione macchine agricole di Cnh è dovuta larga parte della performance del gruppo: gestione ordinaria pari a 802 milioni (più 8%), con un miglioramento del margine sui ricavi dal 5,4 al 5,6%.
L’utile netto del trimestre ammonta a 468 milioni (+3,1%), mentre i ricavi hanno superato i 14 miliardi (+3,2%). È salito invece di 2,8 miliardi, a quota 3,3 miliardi, l’indebitamento netto industriale. Il dato, secondo Fiat, è da attribuire all’incremento del capitale di funzionamento, alla stagionalità e all’aumento delle scorte per soddisfare la domanda di macchine agricole. Inoltre, è influenzato da elementi una tantum, in particolare investimenti per 1,1 miliardi (300 milioni nel trimestre 2007). La liquidità del gruppo a fine settembre, è a 3,2 miliardi, punto di minimo dell’anno.
«I timori - commenta Massimo Vecchio (Mediobanca) - riguardano la generazione di cassa e, in particolare, quanto sia possibile bruciarne in un solo trimestre». A proposito di investimenti, quelli previsti - come spiegato da Marchionne - «saranno rinviati per mantenere il giusto livello di indebitamento». Posticipato al 2011 il ritorno di Alfa in Usa e rinvio anche dell’obiettivo di vendere 300mila vetture in Cina nel 2010. Ai dati trimestrali l’Auto ha contribuito con un risultato della gestione ordinaria di 190 milioni, 5 in più del terzo trimestre 2007. Positivo anche il «lusso» con Ferrari (17,6% di margine) e Maserati. Giù, invece, Iveco sia come ricavi (-6,2%) sia come gestione ordinaria. Il Lingotto prevede di chiudere l’anno con volumi inferiori rispetto alle attese in tutti i settori, a eccezione dei mezzi agricoli. Marchionne, guardando all’ultima parte del 2008, ha confermato il risultato della gestione ordinaria nella fascia bassa del range previsto in 3,4-3,6 miliardi, mentre l’indebitamento si dovrebbe attestare tra 1,5 e 2 miliardi. Sono numerosi i messaggi che il vertice Fiat ha mandato dagli Usa: come quello che, alla fine del 2008, in Europa mancheranno all’appello un milione di auto, di cui 300mila in Italia. In tale scenario il gruppo Fiat, che alla fine dell’anno venderà comunque più di 2 milioni di veicoli, ha fissato in 1.840.000 unità il break even. Ma l’ad ha aggiunto, riferendosi a Fiat, che «se questa macchina si ferma, a soffrire è tutto il Paese». Durante il cda, infine, il presidente Luca di Montezemolo ha precisato che «il tempo degli aiuti alle singole aziende è finito. La Fiat non ha avanzato alcun tipo di richiesta. Sul tavolo, ora, ci sono problemi di sistema, come il profilarsi della concorrenza sleale delle case Usa, che hanno ottenuto prestiti per 25 miliardi di dollari, rispetto a un’Europa che vuole punire i produttori più virtuosi».