Fiat vola in Borsa sulle ipotesi dividendo e vendite di febbraio

Titolo a quota 9,30 euro. Le motivazioni della Consob sull’equity swap

Pierluigi Bonora

nostro inviato a Ginevra

Le azioni Fiat continuano a volare. La galoppata di Cnh a Wall Street da una parte, la prevista conferma dei dati di positivi dell’auto dall’altra, insieme all’ipotesi di un ritorno al dividendo, hanno portato il titolo del Lingotto a 9,30 euro, con un balzo del 3,48% rispetto alla chiusura di venerdì scorso. Intensi gli scambi, che con 29,4 milioni di azioni passate di mano hanno riguardato il 2,7% del capitale votante. Anche le azioni della galassia Agnelli, nonostante la bufera giudiziaria che si è abbattuta sui vertici dell'Ifil, sono state al centro degli acquisti: più 2,30% Ifil e più 0,34% Ifi, rispettivamente a 4,40 e 16,04 euro. Il mercato, in questo momento, sembra ignorare i risvolti penali dell’equity swap che ha consentito alla holding di corso Matteotti di rimanere l’azionista di controllo del Lingotto. Dietro il buon momento delle azioni torinesi c’è, in particolare, la scommessa degli investitori sull'esito positivo della conversione dei titoli privilegiati di Cnh (100 milioni di azioni) in mano al gruppo Fiat. Anche ieri, infatti, il titolo della società produttrice di macchine agricole e scavatori è stato scambiato per il secondo giorno consecutivo sopra i 24 dollari per azione.
Se Cnh dovesse restare per 30 giorni di seguito sopra questo livello scatterebbe la conversione automatica dei titoli privilegiati. In questo modo la quota di Fiat in Cnh salirebbe al 92% dall’attuale 85% circa e la capitalizzazione di mercato dell’azienda arriverebbe a 5,5 miliardi di dollari. A questo punto c’è chi ipotizza che, una volta avvenuta la conversione, Torino decida di togliere dal listino Cnh. Ma il mercato, in questo momento, non specula solo sul possibile «delisting» di Cnh. Anche l’ipotesi remota che il consiglio di amministrazione della Fiat di questa mattina, chiamato ad approvare i conti del 2005, dia qualche indicazione sul ritorno ai dividendi è bastata a scatenare la corsa alle azioni torinesi. Terminato il cda il presidente Luca Cordero di Montezemolo e l’amministratore delegato Sergio Marchionne voleranno a Ginevra per l’apertura dell’annuale Salone automobilistico. Oltre che per il battesimo della nuova Ferrari 599 GTB Fiorano, la rassegna mondiale ha un significato speciale per il gruppo Fiat: segna, infatti, il ritorno dei marchi italiani tra i protagonisti del settore.
A Ginevra, Montezemolo e Marchionne dovrebbero confermare la tendenza positiva delle vendite in Italia, del marchio Fiat in particolare, anche a febbraio, rispetto a un mercato stimato ancora in crescita (4% il dato aggiornato a ieri). Intanto, mentre le Procure di Torino e Milano non hanno ancora sciolto il nodo della competenza dell’inchiesta giudiziaria sull’equity swap, la Consob ha spiegato le ragioni per cui l’Ifil non ha dovuto lanciare l’Opa su Fiat, malgrado sia salita oltre il 30% attraverso la complessa operazione finanziaria che ha coinvolto anche Exor e Merrill Lynch. Il superamento della soglia rilevante - secondo l’Authority - è avvenuto con l’acquisto di un numero di azioni pari a quello che la holding avrebbe potuto rilevare esercitando i diritti di opzione dell'aumento di capitale del prestito convertendo da 3 miliardi.
In sostanza, l’Ifil ha semplicemente mantenuto la sua presenza al 30,1%, al livello in cui si trovava prima della diluizione al 22% legata all’aumento di capitale. Inoltre, il mancato obbligo al lancio di un’Opa è rafforzato dal fatto che l’aumento di capitale e l’acquisto delle azioni del Lingotto hanno avuto efficacia simultanea.