Fiat vuole la maggioranza della turca Tofas

Scambi intensi per il titolo del Lingotto che si avicina ai massimi dell’anno

Pierluigi Bonora

da Milano

Manovre in corso nella famiglia Agnelli e in Fiat Group. Da una parte si semplifica la catena di controllo e di partecipazioni in terra francese che parte da Ifil. Dall’altra l’ad del Lingotto, Sergio Marchionne, starebbe valutando un piano che consentirebbe al gruppo torinese di prendere il controllo della Tofas, la joint venture nel settore auto con base in Turchia facendo così di Bursa un polo industriale italiano alle porte dell’Asia.
Di ufficiale, per ora, c’è solo l’operazione messa a segno dagli Agnelli in Francia con la consulenza di Mediobanca e Bnp. Sequana Capital controllata da Ifil ha infatti deciso di cedere la propria partecipazione del 24% in Sgs (numero uno mondiale della certificazione quotata alla Borsa di Zurigo) per concentrarsi nel sempre più redditizio comparto della carta, dove controlla il produttore Arjo Wiggins e il distributore Antalis.
La cessione sarà fatta in formula di Offerta pubblica di scambio (ops) e farà emergere una plusvalenza da 700 milioni di euro: in buona sostanza si può dire che Sequana vara un buy back su se stessa. Infatti cederà Sgs a fronte di azioni proprie (Sequana Capital). Il Gruppo Ifil, da parte sua, ha aderito all’ops lanciata da Sequana Capital scambiando le azioni Sequana che ha in portafoglio con titoli Sgs. In base all’ops la holding guidata da Gianluigi Gabetti deterrà alla fine una quota in Sgs superiore al 12%.
Erano giorni che il mercato francese scommetteva su un’operazione che interessasse Sequana. Il titolo della holding francese di cui è presidente Tiberto Ruy Brandolini d’Adda, è stato oggetto ultimamente di acquisti che lo hanno fatto crescere fino al 10%. Dopo la sospensione delle azioni, in attesa della nota sull’operazione, oggi il titolo tornerà alle contrattazioni della Borsa di Parigi.
A beneficiare dell’imminente annuncio è stata per ora Ifil, le cui azioni sono salite a Milano del 3,4%. Sequana riacquista così circa 57 milioni di azioni dai propri azionisti (il 54% del suo capitale totale), per un controvalore di 1.300 milioni, offrendo in cambio azioni Sgs in ragione del rapporto di 1 azione Sgs ogni 31 azioni Sequana. Per coloro che non volessero ricevere in cambio azioni Sgs, c’è anche la possibilità alternativa di ricevere denaro: 21 euro ogni azione Sequana. Alla fine dell’operazione Sequana sarà quindi con tutta probabilità controllata dai medesimi azionisti di oggi (con Ifil a detenere la maggioranza superiore al 50 per cento), ma con un perimetro di attività ristretto alla sola carta. Sequana potrà ora concentrarsi nello sviluppo delle attività di Arjo Wiggins e di Antalis: attività che offrono opportunità interessanti (basti pensare che in una congiuntura difficile, tra il giugno 2005 e il giugno 2006, queste attività hanno generato un cash flow superiore a 120 milioni), e che lasciano notevoli margini di miglioramento. L’ops inizierà a novembre per concludersi a metà dicembre, mentre il prospetto informativo sarà pubblicato a inizio ottobre. Alla fine dello stesso mese è in programma l’assemblea straordinaria per l’ok all’operazione.
Al Giornale risulta intanto che il Lingotto abbia intenzione di aumentare la propria quota, per assumerne alla fine il controllo, della società turca Tofas di cui è amministratore delegato Alfredo Altavilla, braccio destro di Marchionne e stratega delle alleanze industriali del gruppo italiano. La joint venture fra Torino e la famiglia Koc, attiva sin dalla fine degli anni ’60, vede i due gruppi con la stessa partecipazione (38,7%), mentre il rimanente delle quote è flottante. In Turchia vengono prodotti i modelli Ducato, Doblò, Albea e D200. A fine anno entrerà in gamma anche la vettura «low cost» italiana, inserita nella famiglia Albea. A semplificare la «scalata» torinese sarebbero da una parte gli ottimi rapporti con la famiglia Koc (le cooperazioni, attive anche nei trattori con Cnh e nei camion con Iveco, risalgono agli anni ’50), inoltre grazie all’iniezione di capitali italiani i Koc avrebbero modo di far respirare le proprie finanze. Per le azioni Fiat ieri è stata una buona giornata con scambi pari al 2,4% del capitale ordinario. Il titolo, che per tutta la seduta ha ballato intorno ai massimi dell’anno raggiungendo gli 11,75 euro, ha infine chiuso a quota 11,42 e con il segno meno per uno 0,42 per cento.