Il fidanzato della giudice negli atti su Cosentino. Ma il suo capo minimizza

C’è imbarazzo, nei palazzi giudiziari napoletani, per la storia – svelata da il Giornale – che vede protagonista il gip che, firmando l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Cosentino, si è imbattuto in alcune intercettazioni che tirano in ballo il suo attuale compagno. Un «conflitto di interessi» che il gip Egle Pilla non ha però evidentemente ravvisato, continuando a trattare un procedimento in cui, a più riprese, l’ex sindaco di Casal di Principe e il presunto imprenditore di riferimento dei Casalesi (Cipriano Cristiano e Nicola Di Caterino, due dei principali indagati dell’inchiesta descritti proprio dal gip come vicini ai clan) discutono del progetto «Biciclopoli», gestito dal consorzio «Agrorinasce» di cui è ad il suo compagno Giovanni Allucci. Eppure, l’opportunità di lasciare ad altri la decisione sugli arresti e sulla bontà delle investigazioni ci sarebbe stata tutta, non fosse altro per allontanare i dubbi dal consorzio, gestore dei beni confiscati ai clan a Caserta, che già in passato si era trovato a fare i conti con un appalto sospetto da 15mila euro vinto da una ditta del genero di un superboss di Gomorra. E che, ieri come oggi, sembra essere «immune» da ogni forma di accertamento.
Il capo dei gip napoletani, Bruno D’Urso, contattato da il Giornale, dichiara di «non conoscere questo aspetto particolare dell’ordinanza» e di astenersi (lui sì) «dal fare commenti né considerazioni». «Parliamo di una cosa di carattere molto particolare, molto personale, che non investe la dignità e la professionalità dell’ufficio. A occhio e croce, non c’è nulla di cui parlare». Nemmeno a quattr’occhi col gip? «Questa è una cosa che, certo, non vengo a dire alla stampa». Qualche giorno fa, ai quotidiani D’Urso aveva però affidato la difesa di un altro gip, Pasqualina Laviano, accusato dai colleghi del Riesame di Napoli di aver copiato e incollato la richiesta d’arresto dei pm per nove indagati, tra cui Gaetano Riina (fratello di Totò ‘u curtu) e Nicola Schiavone (rampollo del clan di «Sandokan»), senza aggiungere di suo nemmeno una parola. Provvedimenti che erano stati cancellati dal Riesame, vanificando l’indagine tutta. Un «incidente» che D’Urso aveva attribuito ai ritmi forsennati, di cui la Laviano sarebbe rimasta «vittima» a causa della «quantità di lavoro che ogni giorno piove sull’ufficio».
Anche l’ex procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore, non è voluto entrare nello specifico della vicenda. «Questa è una novità, per me, in effetti. Non conosco la storia», ha commentato. Il gip doveva astenersi? «È un problema che aveva il giudice, nel senso che non è un obbligo, è una questione di opportunità che, eventualmente, può portare soltanto all’eventuale sanzione disciplinare qualora fosse accertato lo stato di incompatibilità non denunciato».
Insomma, per l’ex capo dei pubblici ministeri napoletani che, come ultimo atto prima di andare in pensione, aveva firmato proprio gli atti dell’indagine su Cosentino, un gip che decide su una inchiesta in cui compare anche il fidanzato in contatto con personaggi gravati da sei a tredici capi di imputazione, collegati ai clan di Gomorra, non è che abbia violato alcunché, perché si tratta di una decisione «discrezionale, è una valutazione personale». Per Lepore, il fidanzato del gip, Allucci, è solo un potenziale testimone. «Non c’entra direttamente col processo. In tutta coscienza, non ci sono elementi. Se no qua, veramente, va a finire che se io conosco il coinquilino di… e mi astengo, possiamo dire buonanotte alle indagini…». Giusto. Sacrosanto. Non ci piove. Peccato, però, che nell’inchiesta Cosentino ben altri rapporti d’amicizia «chiacchierati» hanno la rilevanza di prova d’accusa.