Prima di fidarci dell’Udc ricordiamo gli «sgambetti» di Casini

Caro dottor Lussana, un suo editoriale (che non ho avuto modo di leggere perché lontano da Genova) ha spinto molti lettori del nostro Giornale a prendere carta e penna (o meglio, Pc e stampante) e sfogarsi inviando interessanti lettere che lei puntualmente ha pubblicato.
Come avrà notato quando si parla di Udc inevitabilmente richiamiamo alla mente i Follini, Casini, Cesa ecc. (il peggio della vecchia Dc militante), gli stessi che hanno impedito al nostro Presidente di attuare il programma di governo. Ricorderà la felicità del presidente della Camera quando riusciva a fare lo sgambetto al nostro Silvio e poi (rammenta?) la «discontinuità» invocata dallo stesso fighetto (sempre lui, Casini) che, invidiando Berlusconi, fece di tutto per regalarci il triste governo Prodi. E vi sarebbero tante altre cattiverie e scempiaggini commesse o commissionate dallo stesso che forse è meglio dimenticare.
Caro dottor Lussana, non possiamo obbligare il Popolo della Libertà ad accogliere a braccia aperte le persone di cui sopra. Non hanno idee nuove e ci ritroveremmo in un pelago di guai ma possiamo incoraggiare le persone oneste dell’Udc (e ve ne sono tante) ad aggiungersi a noi dopo che avremo preparato un programma comune. Le porte sono aperte e chi vuole entrare è libero di farlo ma non regaliamo sgabelli, seggiole o poltrone. Siamo tutti portatori d’acqua e se meriteremo di sederci da qualche parte o prima o poi arriverà la seggiola o qualche cosa di più. Sempre se la meritiamo e non perché ci siamo infilati nel pertugio che il Popolo della Libertà ha lasciato aperto.
Continui a scrivere dottor Lussana. La leggo sempre volentieri.