Fideiussione falsa, denuncia: il Toro rischia di tornare in B

La garanzia di 18 milioni per l’iscrizione è fasulla. Inquisiti per truffa Cimminelli e Romero. «Siamo vittime di un broker»

Alessandro Parini

da Torino

Anche questa è una storia da Toro. La serie A conquistata al termine dello spareggio contro il Perugia, lo stadio e il popolo granata impazziti di gioia, il direttore dell’area tecnica (poi anche allenatore) Renato Zaccarelli che parrebbe volersi fare da parte e poi torna sui suoi passi. Ma, soprattutto, l’inchiesta della Guardia di finanza che rischia di mandare tutto all’aria. Perché, si sa, il Toro è sofferenza e patimento. Inutile ribellarsi al destino: così è, così sarà.
Toro, ma non solo. Perché l’estate calda del pallone pare ricominciare ancora una volta: i granata hanno debiti per 34 milioni (18 col fisco e 16 per altre pendenze) e rischiano il fallimento o la retrocessione in serie B, il Perugia potrebbe ricominciare dalla C1, l’Atalanta pure e il Venezia dalla C2 dopo fallimento. I tifosi, poveri, un po’ vanno al mare e un po’ non sanno se l’anno prossimo potranno ammirare i loro eroi contro Shevchenko e Adriano, oppure se dovranno accontentarsi di partite con meno appeal. Così va il calcio dei milioni: buttati e ritrovati, spesi e non messi a bilancio, rateizzati o forse no.
Tornando al Torino, secondo il procuratore aggiunto Bruno Tinti, la fideiussione della Compagnia Generali da oltre 18 milioni di euro che avrebbe dovuto garantire il debito della società granata con il fisco è falsa: truffa aggravata, falso «ideologico» e materiale i reati addebitati al patron Francesco Cimminelli, al presidente Tilli Romero e al direttore amministrativo Carlo Paiuzza. Tutti e tre sono stati raggiunti da avviso di garanzia e hanno visto perquisite le proprie abitazioni, così come gli agenti della Finanza hanno fatto visita alla sede del Torino e alla Ergom, l’azienda del patron. Ieri interrogatori per tutti: tesi, ma anche certi di avere agito in perfetta buona fede.
Se c’è qualcuno che è stato truffato, questo il succo, si tratta proprio del Torino Calcio. Vallo a dimostrare, però. Ci hanno provato a palazzo di Giustizia - il Cimmi, il Tilli e Paiuzza - per cinque ore: «Abbiamo chiarito la nostra posizione in modo perfetto - ha dichiarato alla fine l'avvocato difensore del Torino, Carlo Mussa -. Ciò non toglie l'amarezza per uno dei tanti colpi di sfortuna che colpiscono il Torino quando alza la testa». Il legale del club ha poi aggiunto che la società si sarebbe attivata il più rapidamente possibile per tentare di mettersi in regola con l'iscrizione al campionato di Serie A. Nel frattempo, Cimminelli ha presentato una querela per truffa contro la persona (un broker del quale per ora si ignora l’identità) che a metà giugno gli aveva procurato la fideiussione fasulla, costata al Toro 1,7 milioni di euro, (400mila intascati dall’intermediario). Servirà a poco, però: quanto meno, non sarà sufficiente per far sì che i granata partecipino alla prossima serie A.
Sono infatti tre, a questo punto, gli scenari possibili. Numero uno: Cimminelli versa, da solo ed entro il 13 luglio, quindici milioni di euro freschi freschi all’Agenzia delle Entrate (o trova il modo per attivare una fideiussione vera) e la squadra parteciperà così al prossimo massimo campionato. Numero due: Cimminelli, uno dei prossimi giorni, dichiara fallimento in prima persona. Numero tre: se non lo farà prima la giustizia civile (ma pare che l’intendimento non sia questo), il Consiglio Federale del 15 luglio prossimo dichiarerà fallita la società. Dopo di che un eventuale nuovo acquirente, che ovviamente non salterà fuori in questi giorni (se lo facesse, dovrebbe accollarsi anche i debiti) ma subito dopo il fallimento dichiarato, potrà acquistare il Torino Calcio e, grazie al Lodo Petrucci, ripartire dalla serie B.
Insomma: otto giorni dopo il trionfo, il Toro si scopre impantanato. Resta il fatto che, se Cimminelli non vorrà passare alla storia come l’uomo che ha fatto fallire il mito di Valentino Mazzola, Gigi Meroni e Paolo Pulici, dovrà tirare fuori sull’unghia una quindicina di milioni in meno di quindici giorni.