Fideiussioni truffaldine per 650 milioni di euro: otto persone agli arresti

Un giro di fideiussioni false per oltre 650 milioni di euro è stato scoperto dalla Guardia di finanza che ha eseguito otto provvedimenti di custodia cautelare, di cui sette in carcere e una ai domiciliari. Oltre agli arresti, decine le perquisizioni tra la capitale, Sutri, Sciacca, Reggio Calabria, Avellino e Genova e 24 sequestri preventivi di immobili per un valore di circa 8 milioni di euro tra Roma, Palermo e Sciacca. Sequestrate inoltre quote azionarie di 11 società per oltre tre milioni di euro, 11 rapporti bancari e 5 autovetture.
L’operazione delle Fiamme gialle ha consentito di risalire a un gruppo i cui promotori, servendosi di prestanomi (tra cui anche persone anziane, tre delle quali decedute durante l’indagine per l’età avanzata), recuperavano società in crisi riconvertendole allo svolgimento di attività finanziarie nella forma di rilascio di fideiussioni. Queste società, in realtà prive di patrimonio, venivano utilizzate per un periodo di tempo mai superiore ai due anni per rilasciare garanzie fideiussorie ad enti pubblici e privati. «Si tratta di un’associazione - ha spiegato il comandante del Nucleo speciale polizia valutaria, colonnello Bruno Buratti - che ha operato nell’arco di circa 10 anni: il meccanismo era quello di rilevare una società in stato di sostanziale liquidazione o di insolvenza, riconvertirla, dopo averla acquistata a pochi soldi, in società finanziaria che iniziava ad operare sul mercato attraverso il rilascio di fideiussioni». Dopo due anni la società «veniva svuotata della sua patrimonialità - ha aggiunto - i premi corrisposti in parte trasferiti su conti esteri, in parte reinvestiti in altre attività economiche, tra le quali la costituzione di ulteriori società finanziarie per continuare con lo stesso meccanismo sotto una nuova veste giuridica, cambiando spesso sede, denominazioni e cariche sociali delle imprese».
L’indagine prende le mosse dalle dichiarazioni di fallimento, avvenuto nel 2005, a Reggio Calabria di una di queste società. Ma Reggio Calabria è solamente la sede terminale dell’itinerario seguito dalle stesse società nel tempo per cercare di sottrarsi a possibili controlli. L’importo delle fideiussioni emesse da una sola di esse utilizzata nella frode, poi fallita, è stato quantificato in oltre 650 milioni di euro ed i premi riscossi in più di 12 milioni di euro. Tra i prestanome, oltre ad anziani, anche un marocchino e un tunisino che venivano ricompensati con poche centinaia di euro. Tra le vittime del raggiro, oltre a privati anche due enti pubblici.