«Fidel Castro è malato terminale e morirà entro il prossimo anno»

Roberto Fabbri

Continua la battaglia mediatica sulle condizioni di salute di Fidel Castro, da quasi mezzo secolo al timone del regime comunista di Cuba ma da oltre cento giorni ricoverato in ospedale a seguito di un intervento chirurgico d’urgenza all’intestino. L’ultima puntata arriva da Washington: ieri fonti della Difesa americana hanno diffuso informazioni secondo cui Castro sta sempre peggio, deve ormai essere considerato un malato terminale di cancro e nell’ipotesi più ottimistica può sperare di sopravvivere, grazie alla chemioterapia, per un anno e mezzo. Difficilmente, dunque, vedrà l’alba del 2008.
Il “Líder máximo” dell’Avana non compare in pubblico dalla fine di luglio ed è stato rimpiazzato nelle sue funzioni dal fratello Raul. Per espressa richiesta dell’ottantenne capo carismatico del regime, le informazioni sulla sua salute vengono trattate come un segreto di Stato: tutto ciò che affiora sono periodiche rassicurazioni sul suo «costante recupero» e una serie di fotografie e video eseguiti in ospedale che mostrano il malato nelle sue attuali condizioni, ovvero indebolito ed emaciato ma disperatamente motivato ad apparire ottimista e disinvolto. Il più recente filmato risale al 28 ottobre: in esso Castro ripete che sono da considerarsi «assurde» le voci che lo vogliono in condizioni nettamente aggravate. L’anziano leader - o chi per lui - non ha neppure mancato di far avere in questi ultimi giorni le sue felicitazioni per i successi elettorali ai suoi ammiratori Luiz Inacio Lula Da Silva in Brasile e Daniel Ortega in Nicaragua.
Dal momento che il segreto di Stato a Cuba viene ben mantenuto, lo spionaggio degli Stati Uniti si affida a un team di medici che cercano di valutare le reali condizioni di salute di Fidel Castro basandosi su video, fotografie e sulle poche informazioni disponibili. Secondo questi specialisti, ai quali tuttavia mancano dati molto importanti come la terapia cui il paziente è sottoposto e il modo in cui a questa reagisce, Castro è ammalato di tumore all’apparato digerente, con ogni probabilità allo stomaco, al colon o al pancreas. Considerata la sua età e le sue condizioni quali appaiono dalle immagini a disposizione, i medici della Cia ritengono che in mancanza di chemioterapia al dittatore cubano non restino da vivere che tre-otto mesi, mentre con cure adeguate la sua aspettativa potrà raggiungere al massimo i diciotto mesi.
Nonostante le cicliche conferme sul prossimo rientro di Castro nel suo ufficio presidenziale all’Avana, il regime non ha mai azzardato previsioni precise sui tempi, e questa viene interpretata a Washington come un’indiretta ammissione di pessimismo sulle reali possibilità di ripresa del vecchio leader. Ma è ormai imminente una scadenza sicura per operare una verifica: il 2 dicembre ricorre infatti il cinquantesimo anniversario dell’inizio della rivoluzione cubana, guidata dallo stesso Castro. Essendo ovviamente saltate le rituali manifestazioni di giubilo popolare per l’ottantesimo compleanno del Líder maximo lo scorso 13 agosto, era stato deciso di rinviarle appunto al 2 dicembre, annunciando in anticipo che per quella data Castro sarebbe ricomparso in pubblico. Pochi giorni fa, tuttavia, il presidente del Parlamento cubano Ricardo Alarcon, uno dei principali gerarchi del regime, ha fatto capire che la presenza di Castro ai festeggiamenti è tutt’altro che una certezza. «È nelle sue possibilità che ci sia - ha detto - ma dipende da cosa dicono i medici».
Alarcon, naturalmente, ha ripetuto il mantra sul «continuo miglioramento» della salute di Fidel, già fatto proprio con entusiasmo apparso fin eccessivo dall’aspirante emulo venezuelano Hugo Chavez. I due non sono soli. Ieri anche Diego Armando Maradona ha fatto sapere che volerà presto all’Avana per festeggiare il compleanno di Castro. «Fidel sta molto bene - ha detto l’ex campionissimo argentino di calcio - e il 5 dicembre porterò un regalo al mio amico». Maradona è molto legato a Castro perché pochi anni fa questi, con un’abile mossa pubblicitaria per il regime, gli ha permesso di condurre in un centro di cura cubano la disintossicazione che lo ha riportato fuori dal tunnel della droga.