«È Fidel Castro il mandante dell’assassinio di Kennedy»

Salvo Mazzolini

da Berlino

Chi uccise John F. Kennedy? Si sa che a sparargli fu l'ex-marine Lee Harvey Oswald, ucciso subito dopo con quattro colpi di pistola da Jack Ruby, ambiguo proprietario di un locale notturno morto pochi mesi più tardi per un tumore. Tutto lascia pensare che l'attentato non fosse il gesto isolato di un pazzo, bensì il risultato di un complotto infernale. Ma ordito da chi? Chi diede l'ordine di eliminare Kennedy? Ci sono state inchieste giudiziarie e giornalistiche a non finire ma tutte si sono concluse senza chiarire definitivamente il mistero, limitandosi ad adombrare possibili verità, indicando ora nella malavita americana ora nel Kgb le eventuali centrali che avrebbero tirato i fili del complotto. Ed ora, tra le molte possibili, prende forza una verità in particolare, basata su una quantità rilevante di dati e testimonianze: l'attentato sarebbe stato organizzato a Cuba e a ordinare l'uccisione di Kennedy sarebbe stato Fidel Castro dopo aver scoperto un complotto della Casa Bianca per eliminarlo. A sostenere la tesi del lider maximo come mandante dell'attentato a Kennedy è un documentario che sarà trasmesso il 6 gennaio dall'Ard, il primo canale della tv pubblica tedesca, realizzato da Wilfried Huismann, un personaggio che ha tutte le carte in regola per essere ascoltato con attenzione.
Huismann non è né un dilettante con la tarantola dello scoop né un nemico del castrismo. È un regista dichiaratamente di sinistra che ha al suo attivo una lunga serie di programmi televisivi, molti dei quali sull'America Latina. Ha vissuto vari anni a Cuba, dove ha girato anche un documentario dal titolo Fidel meine Liebe (Fidel, amore mio) centrato sulla storia d'amore (vera) di Castro con una giornalista tedesca, Marita Lorenz. Per la verità la pista cubana nell'assassinio di Kennedy non è del tutto nuova. Se ne parla in vari libri dedicati ai retroscena dell'attentato. E troverebbe un appoggio anche nel clima politico di quegli anni. Siamo nel ’63, la crisi dei missili sovietici a Cuba si è risolta con un passo indietro di Mosca che ha ordinato il ritiro degli ordigni, ma la tensione tra l'Avana e Washington rimane altissima. Castro si rende conto che l'appoggio sovietico ha dei limiti e teme che Kennedy, uscito vincitore dalla prova di forza, ne approfitti per regolare definitivamente i conti con i cubani. E in questo scenario non è da escludere che il lider maximo abbia deciso di agire per primo, eliminando il nemico prima che il nemico eliminasse lui.
La ricostruzione di Huismann parte dalla testimonianza di un agente dell'Fbi, James Hosty, che interrogò Oswald dopo l'attentato. Hosty, che appare nel documentario, rivela che non si indagò mai seriamente, e forse volutamente, sui soggiorni di Oswald a Città del Messico nelle settimane prima dell'attentato. Un agente dell'Fbi, Laurence Kennan, che avendo capito l'importanza di quei soggiorni si era recato nella capitale messicana, fu ritirato in fretta e furia e destinato ad altro incarico. Le giornate a Città del Messico di Oswald sono state invece ricostruite con puntigliosità teutonica da Huismann, il quale ha accertato che l'ex-marine si recava ogni giorno all'ambasciata cubana e che i suoi spostamenti avvenivano sempre a bordo di auto dell'ambasciata. Il pezzo forte del documentario è un'intervista con Oscar Marino, nel ’63 pezzo grosso dei servizi cubani poi scappato a Miami. Marino, che faceva parte della sezione G2, incaricata delle operazioni speciali, afferma che i servizi cubani ricevettero l'ordine di studiare un piano per eliminare Kennedy subito dopo la crisi dei missili e conferma i contatti con Oswald, già sondato dal Kgb quando era in servizio all'ambasciata americana a Mosca.
Secondo Marino la decisione dell'attentato fu presa da Castro dopo aver scoperto che uno dei personaggi del suo entourage, il chirurgo Rolando Cubela, era un agente della Cia ed era stato incaricato di ucciderlo. Ma Cubela in realtà era un agente doppio e avrebbe informato lo stesso Fidel Castro. Una tesi non priva di fondamento dal momento che Cubela potè poi lasciare Cuba ed ora vive a Madrid dove è stato intervistato da Huismann. È un signore ultraottantenne afflitto da non pochi acciacchi che dice di soffrire di vuoti di memoria. Insomma, non conferma e non smentice. Ma data la gravità delle accuse, i suoi vuoti di memoria sono più una conferma che una smentita. Secondo il documentario il mistero della fine di Kennedy non sarebbe più un mistero. Ma resta da chiarire perché i servizi americani avrebbero coperto le responsabilità cubane. Il mistero continua.