La fiducia è sacra Non va tradita

«Violare il segreto nella nostra professione è un atto grave, a prescindere da motivazioni etiche come, nella fattispecie, la tutela dei minori». Sul caso di Palermo va controcorrente Vera Slepoj, presidente della Federazione italiana psicologi.
Il codice deontologico ammette deroghe in caso di rischi per i terzi. E qui parliamo di pedofilia...
«Esistono altri metodi più consoni al rapporto tra terapeuta e paziente che è basato sulla totale fiducia, ma non solo: su codici fatti di libere associazioni, di simboli, spesso di fantasia».
Vuol dire che il paziente potrebbe anche essersi inventato gli abusi?
«Non ho gli strumenti per dirlo, ma di sicuro si tratta di un caso anomalo. In genere il pedofilo nega la propria realtà e quando viene arrestato è a rischio suicidio in quanto vede frantumarsi all’improvviso il proprio processo di rimozione».
Insomma, lei che avrebbe fatto al posto dello psichiatra di Palermo?
«Avrei provato a costruire una strategia all’interno del percorso terapeutico coinvolgendo il paziente nella decisione di denunciare i fatti. Si possono adottare stratagemmi come quello di convocare la famiglia che, non dimentichiamocelo, è sempre l’humus in cui matura un disagio psichico».
Le è mai capitato un caso del genere?
«Mi sono trovata di fronte a pazienti che avevano compiuto azioni gravi, ma non mi è mai saltato in mente di denunciarli, piuttosto ho cercato di accompagnarli alla decisione. Se avessi tradito il patto di fiducia avrebbero avuto il diritto di cancellarmi dalla loro vita».
Un caso di pedofilia però non può esimere da seri problemi di coscienza.
«Intendiamoci, nel caso di un paziente minore che rivela di aver subito abusi è un dovere intervenire anche con una denuncia. Diverso è per un adulto che va gestito secondo canoni professionali. Detto questo, di fronte a un caso di coscienza, il terapeuta ha il diritto di rinunciare a seguire il caso».
Gli abusi sarebbero avvenuti alla totale insaputa dei familiari. È plausibile?
«Sì, anche se dalla mia esperienza so che dietro questi casi si verificano gravi disattenzioni, se non connivenze di tutto il gruppo familiare».