Fiducia su Chrysler: «Sarà la sorpresa 2011»

Negli Stati Uniti analisti e banche d’affari si sono messi al riparo dall’effetto sorpresa: le stime diffuse alla vigilia dei dati sulla terza trimestrale della rediviva Chrysler sono tutte improntate all’ottimismo. Il mercato, in pratica, sembra dare per scontato che oggi Sergio Marchionne rivedrà verso l’alto gli obiettivi 2010 del gruppo alleato della Fiat. «Ci sono chiari segnali - si leggeva ieri sul Detroit Free Press - che la la Chrysler sta facendo il turnaround». «E siamo solo all’inizio», ha risposto ai giornalisti Usa riuniti a San Francisco per testare i nuovi modelli, Ralph Gilles, responsabile del marchio Dodge. Se in Italia, il gruppo Fiat sta soffrendo della carenza di novità (Alfa Giulietta a parte), negli Usa la storia è diversa: a fine mese il gruppo di Auburn Hills lancerà il nuovo Dodge Durango e l’erede della Chrysler Sebring, ovvero la berlina 200 a cui si affiancherà successivamente una versione cabriolet. La stessa 200 sarà proposta in Italia, nel 2011, con il marchio Lancia. Ma il vero modello della rinascita di Chrysler è il nuovo Jeep Grand Cherokee, prodotto a Detroit, le cui vendite sono schizzate del 77% tra luglio, al via delle vendite, e novembre, e del 291% solo il mese scorso. Per guidarlo in Europa bisognerà però attendere l’anno nuovo.
Il gruppo Chrysler, dunque, si appresta ad annunciare un utile operativo per il terzo trimestre consecutivo, «un esercizio solido se non spettacolare», come commentava ieri Stuart Pearson, di Morgan Stanley. «Riteniamo che Chrysler - è sempre l’analista a parlare - possa essere una delle storie a sorpresa più di successo del 2011». I commenti della vigilia rilevano anche che «mentre Gm ha cambiato quattro amministratori delegati negli ultimi 20 mesi, il management della Chrysler è considerato un punto di forza: Marchionne, che guida anche la Fiat, ha rappresentato una costante». Un aspetto, questo, considerato importante «dopo i cambiamenti della Chrysler nell’ultimo decennio, che l’hanno portata - ricordava sempre ieri il Detroit Free Press - dalla tedesca Daimler-Benz, al fondo Cerberus fino a dover essere salvata dalla Casa Bianca». «Con i suoi 58 anni - sempre per il quotidiano di Motor City - Marchionne è ancora abbastanza giovane per restare. Gli osservatori più esperti, poi, non dubitano che la società possa tornare ancora un “piccolo combattente coraggioso”». Dal punto di vista dei numeri gli analisti di Wall Street si attendono anche una riduzione delle perdite, dovute agli alti tassi d’interesse pagati al Tesoro per il prestito ricevuto.
Intanto, dall’ufficio di Auburn Hills a Marchionne non saranno sfuggite le dichiarazioni di Susanna Camusso, neoleader della Cgil. Seduta sulla stessa poltrona di «Che tempo fa» sulla quale si era accomodato, ospite di Fabio Fazio, Marchionne nelle scorse settimane, la sindacalista è entrata nel merito dei progetti Fiat. Sulla scarsa redditività del Paese per il Lingotto, Camusso ha ricordato la «quantità di ore di cassa integrazione fatta negli impianti italiani della Fiat», aggiungendo «di non conoscere altre aziende che, avendo fatto tanta cassa, contemporaneamente abbiano prodotto anche utili», «Vorrei chiedere a Marchionne - ha proseguito - se il tema non siano i modelli della Fiat, che in Europa, tolta la 500, vende poco altro». La leader della Cgil si è detta pronta a discutere del piano industriale del gruppo, «senza doversi mettere in coda e staccare un bigliettino per riuscire a parlare con Marchionne», dal quale, ha concluso, «non ho visto traccia di congratulazioni per la mia nomina».