Fiducia sul welfare, Napolitano all'opposizione: "Vigilerò"

Il capo dello Stato risponde alla lettera scritta dai presidenti dei gruppi parlamentari di palazzo Madama che lamentavano la scelta del governo di porre la fiducia sul welfare senza che il testo sia stato votato in commissione e in aula

Roma - "Posso assicurare che continuerò nell’impegno di vigilanza e di stimolo, che ho profuso fin dall’inizio del mio mandato e nei limiti ad esso propri, al fine di contribuire a creare le condizioni necessarie per un confronto costruttivo sulla base di una ordinata e condivisa gestione delle procedure parlamentari". Così si conclude la lettera che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha scritto ieri ai presidenti dei gruppi parlamentari di opposizione di palazzo Madama che, sempre ieri, gli avevano scritto una lettera lamentando la scelta del governo di porre la fiducia sul welfare, testo non votato né in commissione né in aula. I capigruppo Renato Schifani (Fi), Altero Matteoli (An), Francesco D’Onofrio (Udc), Roberto Castelli (Ln), Mauro Cutrufo (Dca), e il segretario de La Destra Francesco Storace lamentavano nella loro lettera la non osservanza dell’articolo 72 della Costituzione.

Nella lettera ai capigruppo dell’opposizione di palazzo Madama, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, scrive: "Ho letto attentamente le considerazioni da voi svolte nella lettera inviatami nel pomeriggio di oggi sull’iter al Senato del disegno di legge di attuazione del protocollo in materia di lavoro e previdenza e più in generale sulle conseguenze di ordine istituzionale del frequente ricorso della posizione della questione di fiducia. Al riguardo non posso che confermare le valutazioni e le preoccupazioni che ho avuto modo di esprimere questa mattina nel corso del tradizionale incontro di fine anno con le alte cariche dello Stato sull’andamento dei rapporti maggioranza-opposizione e sullo svolgimento dei lavori parlamentari, conseguenza dell’asprezza dello scontro politico tra gli opposti schieramenti e del persistente ritardo nell’azione di riforma - conclude Napolitano - della legislazione di bilancio e delle norme dei regolamenti parlamentari che ne disciplinano l’esame da parte delle Camere".