La fiducia di Tremonti: «Fatto un ottimo lavoro, anche più di altri Paesi»

RomaLa crisi globale non priverà le imprese italiane del necessario accesso ai finanziamenti, purché siano rispettati i requisiti di merito. È questo il principale risultato dell’azione messa in campo dall’esecutivo per venire incontro alle necessità delle piccole e medie aziende. Una serie di interventi che è stata esplicitata ieri nel corso del secondo «Credit liquidity day» svoltosi al ministero dell’Economia.
«È stato fatto un buon lavoro, un lavoro utile», ha detto il ministro Giulio Tremonti auspicando che l’impegno sia «breve perché breve sarà la crisi che si dovrà fronteggiare». Al Tesoro, comunque, sono stati elencati i progetti già messi in campo per evitare la stretta creditizia. Il convegno, infatti, ha costituito l’occasione per la firma della convenzione tra Abi e ministero per i cosiddetti «Tremonti-bond», ovvero gli strumenti ibridi di patrimonializzazione che, emessi dalle banche e sottoscritti dal Tesoro, consentiranno agli istituti di migliorare i propri ratio e non diminuire l’erogazione di finanziamenti. Le richieste «dovrebbero ammontare a dieci miliardi», ha confermato il direttore generale del ministero, Vittorio Grilli.
Il protocollo prevede, come noto, che in cambio della sottoscrizione statale le banche si impegnino a non diminuire il flusso di finanziamenti alle imprese, a sostenere i fondi di garanzia, a sospendere le rate dei mutui ai cassintegrati e ad anticipare loro le provvidenze statali. Obbligatoria infine l’adozione di un codice etico sulle retribuzioni dei manager. I Tremonti-bond, grazie all’effetto-leva, attiveranno un potenziale di crediti di oltre 150 miliardi.
Tra Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) e Sace si attiveranno circa 20-30 miliardi di ulteriori crediti. In particolare, entro maggio la Cdp, ha spiegato l’ad Massimo Varazzani, destinerà 5 miliardi provenienti dalla raccolta postale al finanziamento delle pmi attraverso i prestiti bancari. Un emendamento del relatore al decreto incentivi («Sarà convertito in legge entro il prossimo 9 aprile», ha annunciato il ministro dello Sviluppo Scajola) garantirà inoltre un aumento notevole del fondo per le imprese che passerà a 1,6 miliardi dai 400 milioni iniziali. «Nessuna richiesta resterà inevasa», ha aggiunto Scajola. Bisogna, infine, ricordare come ha fatto il direttore dell’agenzia delle Entrate Befera che tra rimborsi fiscali e provvedimento sull’Iva per cassa sono stati immessi altri 6 miliardi di liquidità. Entro martedì prossimo, infine, si avvieranno i lavori per realizzare, con la firma congiunta di Tesoro e Interno, gli osservatori sul credito con le Prefetture che, ha sottolineato Tremonti, «hanno riscosso un altissimo gradimento dell’opinione pubblica».
Il titolare del Tesoro ha giustamente rivendicato la tempestività e la rilevante portata delle azioni messe in campo. «In rapporto al nostro pil, abbiamo fatto in linea, o forse di più di altri paesi. Per i bond parliamo di 10-12 miliardi ma si tratta di una leva da 1 a 15. Quindi possiamo dire che è un intervento da 150 miliardi come dicono gli altri?», ha affermato.
Soddisfatta Confindustria. «Ora - ha commentato il presidente Emma Marcegaglia - potremo fare una guerra forte al problema della restrizione del credito. Non ci sono più alibi per le banche di fare restrizione del credito». Il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, ha ribadito la disponibilità a collaborare del sistema bancario. «Le banche non potranno esimersi dal far credito con la scusante che il patrimonio non è sufficiente, ma i finanziamenti saranno concessi secondo la normale analisi relativa al merito di credito». I soldi, quindi, ci sono ma non per le imprese decotte.