Fiducia a tutti i costi, Prodi snobba il Colle

L’esecutivo vuol blindare il decreto collegato alla Finanziaria nonostante l’appello di Napolitano al confronto in Aula. Bondi (Fi): «Un atto di protervia»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Due voti di fiducia e forse passa la paura. Ieri il vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli, ha rivelato che il Consiglio dei ministri nella riunione del 12 ottobre ha autorizzato la questione di fiducia sulla legge di bilancio. «La decisione formale - ha detto il leader della Margherita - sarà presa in funzione dell’andamento dei lavori parlamentari».
Sempre ieri il Consiglio dei ministri ha nuovamente autorizzato il governo a porre la questione di fiducia sul decreto fiscale collegato alla Finanziaria. Come ha spiegato il ministro per i rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, il decreto «deve essere approvato la prossima settimana sia perché può scadere sia perché la Camera deve entrare nel merito delle discussioni sulla manovra».
La decisione è tutt’altro che formalizzata e sarà lo stesso Chiti che tenterà la prossima settimana di cercare il dialogo con la Cdl. Secondo quanto trapelato da Palazzo Chigi, l’esecutivo vorrebbe però imporre due diktat all’opposizione: limitarne il numero degli emendamenti e ottenere un sostanziale via libera per una rapida approvazione. Comunque non si tratta del miglior segnale che, in vista della discussione della legge di bilancio, si potesse fornire al Paese e al capo dello Stato, Giorgio Napolitano che ancora ieri, in un messaggio inviato a un convegno organizzato da Banca Intesa, ha ripetuto a Prodi & C. l’invito a non fare barricate anche con il sistema delle autonomie locali.
La Cdl ha risposto compatta. «L’ennesimo ricorso alla fiducia - ha commentato il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi - sarebbe un grave atto di protervia da parte di un governo che ha ormai esautorato il Parlamento dalle sue funzioni e ne certificherebbe in maniera inequivocabile l’agonia». Il presidente di An, Gianfranco Fini, ha parlato di «conto alla rovescia» per il governo Prodi in quanto il ricorso alla fiducia è «una dimostrazione di paura e di debolezza». E se questo accadesse alla Camera, ha aggiunto, sarebbe evidente che il premier «risponde negativamente a Napolitano».
Il testo del decreto fiscale licenziato dalle commissioni Bilancio e Finanze di Montecitorio, d’altronde, non lascia ben sperare. Il decreto ha fissato la reintroduzione della tassa di successione e dell’imposta sulle donazioni con una franchigia da un milione di euro per coniugi e figli. Soppressi la sovrattassa sui Suv e il bonus bollo per auto e moto, saranno inasprite le tasse di circolazione sui motocicli. Alle Regioni Calabria e Sicilia andranno solo 50 milioni di euro dell’ammontare stanziato per il Ponte sullo Stretto, grande opera affossata dal governo. Mentre per il trasporto pubblico locale sono stati stanziati 101 milioni fino al 2009 (solo 10 milioni per il 2007). Stralciati i tre articoli relativi al settore editoria (incluso quello sulle provvidenze), mentre ai Comuni che non vorranno rivolgersi a Riscossione spa per i servizi esattoriali è stata riservata la possibilità di indire gare.
Appare, quindi, difficile che al Parlamento possa essere riservato molto spazio per addolcire una Finanziaria per la quale il governo ha già approntato oltre 250 proposte di modifica. Il termine per la presentazione degli emendamenti in commissione Bilancio alla Camera è comunque stato fatto slittare da oggi a martedì prossimo. Il partito della spesa pubblica, però, ha già vinto. Il ministro della Funzione pubblica, Luigi Nicolais, ha rassicurato i sindacati con i quali ha siglato un’intesa per utilizzare i fondi stanziati in Finanziaria per il 2008-2009 anche per il rinnovo dei contratti 2006-2007 del pubblico impiego.