La Fiera brinda contro il «padrone» Berlusconi

(...) Una piazza virtuale, tutta mouse e tastiera, ma pur sempre contigua a quella che ha oltraggiato a Roma il presidente del consiglio uscente. Perché il messaggio che ha affidato al mondo della rete sul suo profilo facebook, lascia pochi spazi alle interpretazioni. «Nel ’92 mio padre, il giorno della caduta di Craxi, aprì una bottiglia di spumante - scrive Sara Armella - dicendo che si trattava di un momento importante per l’Italia, ma non ancora decisivo. La svolta ci sarebbe stata solo con la caduta del suo padrone, Berlusconi, aggiungendo che fino ad allora avrebbe tenuto una bottiglia di champagne in fresco. Oggi l’abbiamo stappata».
Salute, dottoressa Armella. Andato bene il brindisi? A giudicare dalle reazioni, non c’è stato esattamente un plebiscito in suo favore. Su 731 amici che il presidente della Fiera conta in rete, in un giorno solo 37 avevano approvato il messaggio di esultanza. Numeri che aumenteranno certamente, ma che comunque non sposterebbero il problema. Perché la Sara Armella moglie del vice segretario regionale del Pd Giovanni Lunardon può fare ciò che meglio crede. Ma la Sara Armella che guida la Fiera di Genova, rappresenta una società interamente partecipata da enti pubblici, quindi mantenuta con i soldi di tutti i cittadini genovesi e liguri. E dovrebbe almeno fingere di essere super partes. Non fosse altro che per il rispetto dovuto a chi le paga lo stipendio e copre i debiti - spaventosi - che la società da lei presieduta, continua a produrre anche grazie a tanti di quei brindisi, e pranzi, e banchetti, e inaugurazioni, che evidentemente tanto piacciono ai suoi amministratori.
Da quando è stata chiamata a sostituire il vecchio presidente, Paolo Lombardi, la signora Armella in Lunardon non ha fatto altro che accreditarsi agli occhi di tutti come rappresentante dell’ente Fiera. Un ruolo sottolineato più volte anche in occasione dell’ultimo Salone Nautico. Un ruolo che stona un po’ con l’uso di termini quali quelli usati nel suo messaggio di esultanza in facebook. Parlare di Berlusconi come «padrone di Craxi» è un modo per tradire quel sentimento da ultrà della politica che probabilmente Sara Armella aveva mascherato quando c’era bisogno di essere chiamata a ricoprire un ruolo di prestigio in grado di portare il nome di Genova e della Liguria nel mondo. E non solo il nome della Genova e della Liguria di sinistra. Anzi, di quella Genova e di quella Liguria che vivono di odio antiberlusconiano.