La Fiera del Libro come la Sapienza...

Il tentativo di ostracismo contro Israele messo in atto in occasione della Fiera del Libro di Torino (e fortunatamente respinto) è assurdo e inammissibile. Israele deve poter esserci e parlare. Si replica a Torino qualcosa di assai simile a quanto è accaduto in occasione della mancata visita del Papa all'università La Sapienza: la censura che torna in campo, e che sembra ammessa, giustificata come strumento legittimo, al posto del dialogo e del confronto.

In realtà, la demonizzazione di Israele e degli scrittori israeliani è espressione della crisi in cui versano la cultura e la politica italiana. Riaffiora un pregiudizio ideologico giacobino intollerante largamente presente nella sinistra radicale. La sua origine è in quel laicismo che vuole negare il diritto di parola a chi si propone di portare un’identità, una posizione e un'esperienza originale nel dibattito culturale.

Sia chiaro, Israele ha il diritto di esistere e di esprimersi, così come hanno diritto di esistere e di esprimersi i Palestinesi. Con entrambi questi popoli, la Regione che governo ha da tempo relazioni di dialogo, di cooperazione umanitaria e culturale, apprezzate da entrambe le parti come contributo sostanziale alla pace. Non a caso Regione Lombardia è stata scelta, nelle scorse settimane, come sede di colloqui di pace ad altissimi livelli. E dunque ribadisco che chi vuole censurare gli scrittori israeliani, attacca diritti inviolabili.

Il punto è che Israele è un emblema vivente, un laboratorio culturale di riferimento di una sfida costante per la laicità, l'interculturalità, il riconoscimento della centralità della persona e dei suoi diritti inviolabili nella nostra società. Il carattere democratico dello Stato ebraico è la garanzia di questi principi in un'area dove ogni forma di libertà è invece normalmente assente. La storia e l'esperienza di Israele veicolano con coraggio e abnegazione valori decisivi che riguardano ognuno di noi: Israele costituisce infatti una componente essenziale della nostra storia di italiani ed europei.

La nascita dello Stato ebraico è avvenuta dopo la barbarie della Shoah e il legame non è mai stato reciso, non può esserlo. Israele è parte di noi, è il simbolo di quella cultura giudaica che, insieme a quella cristiana, è la base culturale dell'Europa.
Ecco perché l'attacco a Israele afferma di fatto una visione laicista e nichilista, che nega il senso religioso, cioè l'espressione più profonda e genuina delle umane esigenze e dell'umana dignità e quindi minaccia il diritto di essere autenticamente se stessi in una società libera.

Di fronte a uno scenario tanto grave, non si può tacere ma bisogna tutti insieme assumerci le proprie responsabilità. Difendere i diritti di Israele significa rendere più forti e più uomini noi stessi, nelle nostre case e nella esistenza individuale e sociale.

Roberto Formigoni
*Presidente della Regione Lombardia