Fiera del Libro, un vero girone infernale

Marcello D’Orta

Le illustrazioni la presentano nuda dalla vita in su (dalla vita in giù il corpo termina con una coda di serpente), due tette alla Anna Falchi (però naturali), capelli alla Maradona (prima maniera), e un paio di corna da far scappare Dominguin, il più famoso dei toreri.
È Lilith, dea babilonese della lussuria, che si accoppiava con gli umani per dare figli al demonio.
Se Lilith procedesse nelle sale della Fiera del Libro di Torino (che ha aperto i suoi battenti il 4 di questo mese, ai padiglioni del Lingotto) nessuno, credo, si domanderebbe cosa ci fa, tant’è il puzzo di zolfo che si leva da alcuni stand, e da qualche sala.
E se Lilith fosse sorpresa a chiacchierare (o addirittura a scambiarsi effusioni) con Margherita Hack, tutto sarebbe normale, date le dichiarazioni della popolare astronoma, che in una affollata conferenza ha dichiarato che «l’idea di Dio mi sembra assurda», che la legge 40 sulla fecondazione assistita è «una normativa vergognosa, antiscientifica e antidemocratica», che non si capisce perché gli insegnanti di religione «non possono essere gay», che è ingiusto impedire l’eutanasia, e che «il nostro è uno Stato soggetto all’interferenza della Chiesa».
La giornata (la bella giornata) di Lilith potrebbe continuare tra gli stand della Fiera, alcuni dei quali presentano libri dai titoli non proprio leopardiani: Come diventare bella, ricca e stronza; Come smettere di farsi le seghe mentali; Piccoli delitti del cazzo; In culo alla paura; Spinoza incula Hegel; Mia sorella è una gran figa; Piccoli stupri tra amiche; Vienimi nel cuore; Qui chiavi subito; Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo. Ah, dimenticavo un librettino, edito dal mio amico Tullio Pironti, il cui titolo e il cui autore non lasciano dubbi sul contenuto: Tinto Brass, Elogio del culo.
Naturalmente tiene banco anche Il Codice da Vinci, summa di tutte le panzane che si possono scrivere su Gesù Cristo, ma che con i suoi 43 milioni di copie vendute in tutto il mondo (e un film in uscita) ha fatto la gioia non solo di Lilith ma di Belzebù, di Azazel, di Lucifero, di Bellai, di Satana, di Belfagor, di Asmodeo, di Baal, di Astarot (è il tesoriere dell’Inferno) e di quanti diavoli si sentono nominare nei film sugli esorcisti.
Alla Fiera s’è vista (o devo dire visto?) anche Vladimir Luxuria, che ha ricevuto i complimenti dell’onorevole Calgaro, vicesindaco di Torino, il quale l’ha definita (o devo dire definito?) «persona sobria, che non sbandiera la sua diversità». Tra le volte dell’Inferno (pardon, volevo dire tra i padiglioni del Salone) si aggirava anche il diessino Franco Grillini, che ha spezzato una lancia in favore dei sessualmente «diversi», che dalle mie parti diconsi volgarmente ricchioni: «Il Gay Pride serve (...) a ribadire la fierezza (la fierezza, capite? Nda) di essere omosessuali», «I Pacs fanno parte dei diritti universali. Con le unioni civili si entra nella modernità».
Don Camillo direbbe: «Gesù, se è questo il futuro che ci aspetta, fammi morire al più presto».
mardorta@libero.it