«Fiera, metrò, nidi: ecco la Milano che vi lascio»

Fra i progetti portati a termine, il sindaco cita anche Scala, passante ferroviario, depuratori e verde pubblico

Chiara Campo

Impegno, tenacia, concretezza. «Virtù che riconosciamo in coloro che premiamo con l’Ambrogino», ha spiegato ieri il sindaco Gabriele Albertini, prima di iniziare per l’ultima volta nella sua carriera la consegna delle Civiche benemerenze al teatro Dal Verme. E sotto sotto, nel lungo discorso-testamento che, approfittando della cerimonia, il sindaco rivolge ai cittadini a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato, c’è la speranza di vedersi riconosciute un 7 dicembre o l’altro quelle virtù che valgono un Ambrogino. Impegno e concretezza: «È il segno inconfondibile della virtù ambrosiana», osserva. E da buon milanese, non fa mistero di sentirsene un alfiere. Basti l’elenco delle opere realizzate «in otto anni e sette mesi di governo», a futura memoria: la Scala restaurata e ristrutturata «dopo appena trenta mesi», la nuova Fiera di Rho-Pero, 4.500 milioni di euro investiti in opere pubbliche, tre depuratori «dopo trent’anni di progetti e rinvii», il passante ferroviario «dopo vent’anni», le prime tre linee del metrò e il via alla 4 e 5, una nuova regolamentazione della sosta che ha fatto calare traffico e incidenti, il raddoppio del verde pubblico, azzeramento delle liste d’attesa in nidi e materne, Milano è diventata la città più cablata d’Europa. E ancora: il 10 per cento del bilancio comunale è destinato alle politiche sociali, dal ’97 «i reati sono diminuiti del 30 per cento», anche per «il più vasto sistema di videosorveglianza d’Italia». Ma «non possiamo ignorare - prosegue - che l’immigrazione può essere una risorsa economica, ma è anche legata a nuove occasioni di illegalità». Situazioni in cui un prefetto «deve far seguire al dialogo l’inevitabile decisione», con riferimento neanche velato all’ex, Bruno Ferrante. Pugno duro anche negli sgomberi, come quello degli ambulanti abusivi agli Oh Bej Oh Bej, chiesto dai commercianti: «La risposta del Comune è stato l’Artigiano in Fiera, che ha un’affluenza molto più ampia e in fondo ha la stessa funzione di rappresentare la qualità dell’artigianato milanese, italiano ed in un luogo consono. Se c’è un principio di illegalità e le autorità di governo decideranno di farlo rispettare, non ci opporremo allo sgombero». Il «testamento» di Albertini alla città prosegue coi progetti avviati per aumentare l’offerta culturale, recuperare 10 milioni di metri quadri di aree dismesse, creare 20mila nuove case popolari. Alla platea, Albertini riferisce di una visita in Campidoglio all’allora sindaco di Roma Francesco Rutelli. «“Ti invidio la vista dei Fori Imperiali”, gli dissi. “Anch’io ti invidio qualcosa”, mi rispose: “I milanesi, la loro capacità di realizzare e fare squadra, anche da schieramenti opposti”». Ecco, ammette, «cosa mi ha permesso di svolgere il mio compito. Devo essere grato a Milano, dei suoi milanesi. Chiedo scusa per non avere fatto di meglio, nonostante loro».
E nonostante l’impegno, afferma invece che «non potrà essere pronto per il 2016 il villaggio dello Sport a Rogoredo, senza aiuti dallo Stato». Albertini condivide l’attacco di Comune e Regione al Coni che favorirebbe la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2016: «L’atteggiamento del Coni è sconcertante - accusa -, due anni fa dichiarava Milano candidata italiana, poi alla proposta del sindaco di Roma ha avuto un ripensamento. Atteso che il Coni essendo un’autorità sportiva nazionale, ha rapporti con il governo del Paese, penso che per lealtà la decisione vada presa dopo le elezioni». Anche il sindaco, come il cardinale Dionigi Tettamanzi l’altroieri nel Discorso alla città, ha parlato di casa, immigrati, sicurezza. Ma «io - precisa - parlo di concretezza e realtà, l’autorità religiosa di principi e valori. Questa è la nostra distinzione, a ognuno il suo». Ai consiglieri comunali che gli chiedono di dare un Ambrogino al calciatore del Messina Marc Zoro risponde «non credo, perché è una cosa seria e bisogna meritarselo, nonostante lo si voglia utilizzare come uno straccetto con cui lucidare ogni ottone. Se si vogliono contrastare manifestazioni di razzismo, seppure episodiche, utilizzeremo un altro mezzo che non faccia passare gli Ambrogini per qualcosa che qualcuno si diverte a dare quando ci si mette in mostra, magari per qualche motivo anche ragionevole ma che non ha attinenza con il valore ambrosiano». Si dice «sorpreso», invece, che il sovrintendente alla Scala Stephane Lissner abbia ritirato il premio rifiutato dai lavoratori. «Non capisco: il sovrintendente è il massimo dirigente della struttura organizzativa e gestionale della Fondazione Scala e i lavoratori sono rappresentati dai sindacati. Non so fino a che punto lo ritiri a nome loro. Se il dirgente della Fondazione fosse anche rappresentante sindacale, sarebbe un bel problema».