«Una Fiera per rilanciare il diritto»

Roma«Una sorta di Cernobbio del diritto, ma a porte aperte per tutti i cittadini». Filippo Berselli parla del Salone della Giustizia, che si apre a Rimini domani e prosegue fino a domenica. Il presidente della Commissione Giustizia del Senato è il promotore istituzionale di quest’iniziativa assolutamente nuova, che mette insieme format di grandi esposizioni commerciali e di seminari per esperti come quello economico dello Studio Ambrosetti, per «vendere» e «spettacolarizzare» un prodotto oggi ai minimi storici nella fiducia popolare.
È un’impresa coraggiosa, senatore Berselli: a chi interessa conoscere i meccanismi di questa macchina tanto criticata dalla gente?
«Il messaggio è: Giustizia, parliamone insieme, per promuovere una cultura della legalità. Puntiamo su temi fortemente sentiti dai cittadini e ci aspettiamo un grande interesse, anche se non possiamo fare previsioni. Vogliamo mettere la giustizia in una teca di vetro, all’insegna della trasparenza e l’ingresso è gratuito. È la prima volta che si fa una cosa del genere in Europa e nel mondo. Abbiamo voluto colmare un vuoto: i problemi che si dibattono in convegni per gli addetti ai lavori o magari in trasmissioni dove si urla e ci si accapiglia, noi cerchiamo di affrontarli su un terreno neutro, dove magistrati, avvocati, politici e altri esperti possano avere un confronto serio e pacato. Questo, all’interno di un’importante realtà espositiva, con trovate anche spettacolari, per un panorama delle attività e delle innovazioni di oltre 100 imprese impegnate nel settore».
I personaggi più importanti che interverranno?
«Il presidente della Camera Fini inaugurerà il Salone, nel pomeriggio parlerà il Guardasigilli Alfano, ci saranno tanti altri ministri e sottosegretari. Forse, alla chiusura, anche il premier Berlusconi. Anm, Csm, associazioni degli avvocati e di altre categorie hanno ognuna un loro spazio e loro rappresentanti interverranno ai 32 convegni previsti».
Ci descriva questa Disneyland della Giustizia.
«Ci sono 4 grandi padiglioni, con particolari scenografie. Uno dedicato alla legge, con un’aula parlamentare dove si spiega come nascono le norme. Il secondo, alla sicurezza, con gli stand di Carabinieri, Polizia, Guardia di finanza e Corpo forestale e i loro mezzi più moderni. Il terzo, è dedicato al processo. Sotto una grande statua della Giustizia, in un’aula di tribunale, si svolgono processi con attori professionisti. Quasi delle fiction. Qui è esposta per la prima volta l’auto di Giovanni Falcone, sventrata dal tritolo a Capaci: non per sensazionalismo, ma per un messaggio forte sulla lotta alla mafia. Il quarto padiglione è per la pena, con la ricostruzione di un braccio detentivo, dove è possibile visitare celle normali e di carcere duro, il 41 bis».
E intorno?
«Oltre 100 imprese, a cominciare da Finmeccanica, che espongono il meglio che hanno. E tante altre cose interessanti, come il museo criminologico di Roma, che ha portato cose come la tunica del boia pontificio Mastro Titta e la ghigliottina del Papa Re, la pistola del delitto Bellentani (una nobile uccisa nel 1948, ndr) e gli oggetti del bandito Giuliano».
Chi ha pagato tutto questo?
«Per lo Stato è a costo zero. L’operazione da 2 milioni e mezzo di euro è sostenuta interamente dalle aziende. L’adesione delle istituzioni è totale: Quirinale, Palazzo Chigi, Camera, Senato, 16 ministeri. E la copertura mediatica è molto ampia, anche con una tv ufficiale che trasmette tutto in diretta».