Fiera di Sinigallia, gli abusivi beffano i controlli

I commercianti protestano: poche perquisizioni, il trasloco a Porta Genova non ha cambiato nulla

Marta Bravi

Sinigallia presa d’assalto dagli abusivi. A circa tre mesi dal trasloco dello storico mercatino della pulci, causa l’apertura del cantiere per il parcheggio sotterraneo in Darsena, la nuova sede dello scalo ferroviario di Porta Genova non ha dato i risultati sperati. Il problema è sempre lo stesso: i venditori autorizzati, che pagano un salato plateatico, perdono parte dei guadagni a causa della concorrenza sleale di chi vende la propria merce a un prezzo più basso, senza avere l’autorizzazione.
La fiera si svolge oltre il parcheggio della stazione, in fondo al piazzale circondato da mura di mattoni rossi. Vi si accede da due ingressi, presidiati da agenti della polizia locale: il primo si affaccia su via Valenza e permette l’ingresso a macchine e pedoni, mentre il secondo sull’Alzaia Naviglio Grande, è riservato a chi entra a piedi. Ore 11, sotto la tettoia degli ex magazzini, appena prima delle bancarelle ufficiali, si sono sistemati una decina di «abusivi», che hanno steso per terra i loro colorati teli su cui sono esposti gadget vari e cyloom di ogni forma e colore. Dietro di loro alcuni ragazzi vendono hashish in assoluta tranquillità. E pensare che il 6 agosto, giorno dell’inaugurazione, l’assessore comunale al Commercio, Roberto Predolin, rispondeva ai venditori che si lamentavano per la scarsa visibilità del mercato a causa delle mura di recinzione, che quelle stesse mura avrebbero finalmente messo fine ai commerci illeciti, perché gli ingressi sarebbero stati sempre presidiati.
In realtà i visitatori, muniti di zaini e zainetti, non vengono controllati. «Verifichiamo i furgoni che sembrano sospetti», risponde uno dei due ghisa. Criterio che non sembra essere molto scientifico. Di fronte all’ipotesi di verifiche ad personam, dati i commerci illeciti che si svolgono all’interno, rispondono: «Ah sì, ci sono dei ragazzi senza permessi? Eh ma noi non possiamo mica controllare di nostra iniziativa tutti quelli che entrano, e poi ci sono i colleghi dell’annonaria in borghese». Risposta simile viene data dagli agenti che presidiano il secondo accesso: «Non è compito nostro, noi dobbiamo impedire l’ingresso ai motorini, ci sono gli agenti dell’annonaria». Insomma tra un rimpallo di responsabilità e l’altro venditori di ogni genere riescono a svolgere i loro traffici del tutto indisturbati.