La «Fiesta» di Fabio Canino è un omaggio alla Carrà

«Siamo qui per presentare il nostro nuovo Lp che porteremo al Festival di Sanremo…». Fabio Canino onora le sue origini fiorentine con la sua perenne voglia di scherzare. Di disco infatti non si tratta. L'attore e conduttore televisivo, classe 1963, è in compagnia dei colleghi Diego Longobardi, Sandro Stefanini, Giovanni Di Lonardo e Manuele Labate per presentare il primo arrivo a Milano dello spettacolo Fiesta (da domani al Derby), scritto da Roberto Biondi e giunto in città dopo il mega-successo a Roma riscosso tra il 2001 e il 2002. «Sarebbe dovuto rimanere soltanto per tre settimane nella capitale - ricorda Fabio Canino -. Poi, conquistando il pubblico, vi rimase 3 anni. Dopo molte richieste, eccoci a Milano. Siamo curiosi di vedere la reazione del pubblico: in ogni città reagisce in modo diverso alle battute». Ma come mai al Derby, tradizionalmente teatro di cabaret? «Siamo molto onorati di essere ospitati nel luogo che più di altri ha reso celebre la comicità milanese - continua l'attore, che di Fiesta è anche co-autore assieme a Paolo Lanfredini -. Tutto lo spettacolo è pieno di sfottò, tradizionalmente figli del cabaret. E i primi a prendere in giro siamo noi stessi». Dialoghi serrati e battute a ripetizione. Ma lo spettacolo non vuole essere fine a se stesso: «Ci sarà da divertirsi, credetemi. Ma il filo conduttore è un dibattito sui temi caldi della politica, della fede, dell'attualità». E l'argomento centrale è la contrapposizione tra mondo gay ed etero, e le disuguaglianze sociali che ne conseguono, considerato che 3 dei 5 personaggi in scena sono omosessuali. E il pretesto per questo dibattere non può essere altro che una festa. La trama dal triplice finale (per alzata di mano il pubblico ne potrà scegliere uno) vede infatti un 40enne di nome Luca (interpretato da Fabio Canino) che invita a casa sua degli amici per celebrare il compleanno di Raffaella Carrà: «Una ricorrenza che secondo il mio personaggio va festeggiata tutti insieme come il Natale! E per essere veicolo del pensiero del mondo gay non avremmo potuto scegliere “icona“ migliore». Il tutto è poi condito da costumi (di Frankie Morello), coreografie (di Antonio Scarafino) e scenografie (di Helena Calvarese) portate all'eccesso: «L'idea è stata quella di sembrare eccessivi, in tutto e per tutto. Ma il fine è di dimostrare l'esatto contrario: che nella realtà quell'eccesso è fuori luogo, e ci può stare soltanto se abbiamo la protezione del teatro», conclude Fabio Canino.
Fiesta
Teatro Derby
dall'11 al 31 dicembre
www.fiestalospettacolo.it