Fifa o Pes? La sfida 2012 si gioca così

Gioco e avventura, divertimento e competizione sono andati in scena nel deserto del Wadi Rum, in Giordania, durante quello che si potrebbe definire come un incrocio tra una caccia al tesoro e un real game globale. Organizzato dalla PlayStation per promuovere l'uscita di Uncharted 3: l'inganno di Drake, fissata per il 2 novembre, e «giocato» sull'esempio di Nathan Drake - protagonista del videogame in arrivo - e di Lawrence d'Arabia, celeberrimo avventuriero e agente segreto inglese, ha chiamato all'appello un'ottantina di persone, giornalisti e vincitori di un concorso on-line, provenienti da oltre venti Paesi diversi. Tutti accompagnati nel deserto arabico da uno staff tecnico e locale, formato da progettatori, sceneggiatori, pr e guide beduine. Più la sottoscritta.
Che, in realtà, non è un’accanita giocatrice né di Playstation, né di Uncharted e per questo l’approccio all’avventura in the middle of nowhere avviene con un pizzico di diffidenza. Però poi ecco spazi infiniti, dune di sabbia, montagne tipo Grand Canyon che circondano la tenda berbera allestita nel bel mezzo del deserto: è questa la base, il punto di partenza e di arrivo della mega caccia al tesoro. E soprattutto del gioco che diventa realtà. Perché gli scenari che di solito fanno cornice a Nathan Drake diventano tuoi: un cielo di giorno è blu, limpido e senza mezza nuvola, che al tramonto diventa spettacolare e di notte si riempie di stelle. E quando la mattina dopo la sveglia suona all'alba, ecco che si comincia: play, ma per davvero
Il programma è ben dettagliato: ritrovo, divisione in squadre e via, ecco come diventare l’eroina del re dei videogiochi, armati di jeep, GPS, kit di sopravvivenza - contenente sei bottigliette d'acqua a testa, pranzo al sacco, bussola, walky talky, penna e taccuino -, più una serie di indizi e una mappa con segnate dieci tappe. Scopo del gioco: raggiungere le mete e superare le prove previste in ognuna di esse col miglior risultato possibile, valutato e quantificato in monete d'oro. Chi vince? La squadra che entro sei ore avrà seguito l'intero percorso, affrontato tutte le sfide e raccolto il bottino più ricco.
Pronti, partenza, via. Così comincia la corsa nel deserto parte sulle orme di Lawrence d'Arabia. I Nathan Drake in carne e ossa (e la sua eroina) devono improvvisarsi tiratori provetti: un fucile ad aria compressa (pesantissimo), tre colpi a disposizione, un bersaglio da centrare e via verso le dune rosse. Una volta trovate, ecco che una bella salita. Con il sole allo Zenit, sprofondando ad ogni passo e mettendo a dura prova un paio di polmoni, i cacciatori, ora più simili a dei Fantozzi che ai personaggi di Uncharted, devono poi scalare la cima di sabbia per recuperare una pergamena. Da lì, senza sosta, correre giù e rimettersi in marcia alla ricerca di monete di sabbia sparpagliate attorno a un relitto di fuoristrada, poi all'interpretazione di un geroglifico iscritto nella roccia del monte Anfashieh, e, ancora, al saluto in arabo-maccheronico di una tribù beduina. Una dopo l'altra, le tappe e le prove vanno spedite.
Storia, leggenda, finzione e realtà si intrecciano per strada. E soprattutto lo scetticismo iniziale diventa adrenalina, perché sul cammello te la cavi benone e casa di Lawrence, ormai tuo amico, dai il tuo contributo definitivo: becchi al volo la pergamena nascosta. Prima del gran finale: esattamente sotto l'arco di Burdah, un ponte di roccia naturale a dir poco scenografico, il team italiano si aggiudica un «sacco di monete d'oro» con un lancio maestro dell'ascia. Il viaggio nel deserto finisce così.
E mentre l'Italia festeggia la vittoria nella spedizione nel deserto, e Dario Ripamonti, il campione del concorso online, assomiglia sempre di più a un Nathan Drake nostrano della caccia al tesoro, hai capito che il mito di Uncharted in fondo ha ragione d’essere. E che la prossima volta proverai a giocare di nuovo, ma questa volta davanti alla Playstation. Ci si diverte ugualmente, ma in fondo si fa molta meno fatica.