La Figc affonda il Genoa Preziosi: «Basta, sono stufo»

Tolti 3 punti per Ghosmi Il patron : «Ho in mente qualcosa di clamoroso, Macalli si vergogni»

Luca Russo

Scuro in volto, contrariato, ma determinato nel continuare la sua battaglia. La decisione della Corte Federale sul caso Ghomsi, che ha di fatto dato ragione al Ravenna togliendo tre punti al Genoa, ha scosso il presidente Enrico Preziosi che ieri è piombato al centro Signorini per fare il punto della situazione con i suoi legali. «Sono perplesso. Arrivare a questa decisione ad una settimana dalla partita chiave con lo Spezia è quanto meno discutibile. - dichiara - Che poi lo stesso Spezia parli di campionato falsato mi fa sorridere. Casomai è il Genoa che deve lamentarsi. Con lo Spezia sarà un incontro a rischio? Non credo proprio. La partita è normalissima. Ha l'importanza di un incontro che arriva nel finale del campionato. Il resto è di chi vuole strumentalizzare. Noi andremo a fare la nostra gara, sereni e consapevoli delle nostre forze. Lo Spezia si ricordi che con me ha sempre perso ed una volta solo pareggiato (con il Como,ndr). Abbiamo già dimostrato di essere più forti. Lo Spezia si deve preoccupare della propria classifica». Poi Preziosi torna sul pronunciamento. «Non mi voglio lamentare, rivestire il ruolo della vittima. - continua - Non ho questa propensione, dico solo che c'erano sette mesi per arrivare a questa decisone, però è stato fatto adesso e bisognerebbe chiedersi il perché. Io non entro nella testa delle persone che hanno giudicato e stanno giudicando. Non voglio aizzare nessun tifoso. Io dico che quello che ci hanno fatto è ingiusto». Quindi il messaggio. «Io sono stufo. Non mi dimetto farò qualcosa di più importante. - sentenzia - Lascio Macalli fare il padre padrone, lui dovrebbe vergognarsi di quello che dice. Deve capire di avere rispetto per noi. Non ci amiamo e allora cerchiamo di separarci al più presto».
Ma Preziosi è arrivato al Pio anche per incontrare la squadra. E così il pensiero va anche alla prestazione di ieri sera con decisioni arbitrali discutibili. «L'umore della squadra è quello del secondo tempo, combattivo - sottolinea il presidente - Abbiamo una gruppo che ha dimostrato a Pavia, specie nel secondo tempo, di avere un grande spirito di gruppo e questo deve ingenerare fiducia per il nostro cammino. Agli arbitri non chiediamo di darci niente di più di quello che meritiamo, ma di essere tutelati e non essere picchiati deliberatamente sì. Lo pretendiamo e certi errori di valutazione, come nel caso dell'espulsione di Rivaldo, che non ha nemmeno sfiorato il suo avversario, non devono ripetersi in futuro. Faccio un appello al signor Pieri, il designatore arbitrale: ieri (mercoledì, ndr) abbiamo assistito ad uno spettacolo infame».
Niente dimissioni dunque per il presidente del Genoa che rilancia e medita di contrattaccare. «Mi consulterò con i miei legali per capire quali sono i passi da fare - conclude - Voglio mantenere la calma. Questa è una situazione che non può perdurare. C'è proprio una mancanza di rispetto totale. Farò quello che è giusto fare, di sicuro non starò inerme. Non permetterò che massacrino me , il Genoa, una tifoseria, giorno dopo giorno». E qualcuno parla di una perizia Microsoft che finalmente potrebbe esplodere contro il Palazzo in tutta il suo fragore.