Figli disperati, l’Inghilterra processa i genitori

da Londra

Difendete il diritto dei vostri figli a crescere senza fretta. Preservate quell’infanzia troppo spesso avvelenata dalla mancanza d’amore, da una scuola eccessivamente competitiva, dal consumismo esasperato. Il grido d’allarme l’ha lanciato ieri l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, nel corso di un’intervista radiofonica alla Bbc. Ma il suo non è che l’ennesimo degli appelli sul tema che in queste settimane riempiono le pagine dei giornali inglesi e giunge nello stesso giorno in cui l’associazione Children Society ha avviato un’inchiesta sullo stato dell’infanzia in Gran Bretagna.
Turbata dagli ultimi rapporti sull’aumento della depressione infantile, l’organizzazione vuole fotografare l’attuale qualità della vita dei bambini inglesi. Bambini che, in base ai dati già in possesso degli esperti, appaiono sempre più confusi ed incerti, pieni di nuove paure, costretti a confrontarsi con una società che pretende da loro sempre di più. Nell’offrire il proprio sostegno all’iniziativa, l’arcivescovo ha affermato che tra i principali responsabili di questa situazione vi è la scuola, troppo competitiva. «Nei nostri istituti tra insegnanti e amministratori si respira un clima ansioso in cui tutti sono preoccupati soltanto di raggiungere dei risultati sempre migliori. E ovviamente questo clima viene avvertito dai bambini». Secondo il religioso le prove sempre più frequenti a cui vengono sottoposti i ragazzini a partire dall’età di 7 anni favoriscono una predisposizione all’insicurezza. Una paura di fallire che inizia ora e che è destinata a segnare anche la loro vita di adulti cresciuti troppo in fretta. Le separazioni sempre più numerose, la carenza di affetto all’interno di coppie giovani e a loro volta instabili, non migliorano una situazione già denunciata la settimana scorsa da un centinaio di esperti in una lettera aperta ai giornali. Nel documento veniva sottolineata l’inarrestabile incidenza della depressione infantile, causata anche da un’overdose di videogiochi e da una dieta alimentare sbilanciata.
Una realtà, quella britannica, che ormai non conosce confini. Il disagio dei bambini inglesi abbraccia anche molti altri Paesi. Soli davanti alla televisione o al computer, vittime della pubblicità e del consumismo compulsivo, stressati dalla competitività degli adulti, i ragazzi sono senza dubbio più stimolati, ma anche molto più soli. E spesso, nel tentativo di proteggerli da mostri sempre nuovi, i genitori stessi impediscono ai figli di entrare in comunicazione con altre realtà.
Lo spettro della pedofilia, ad esempio, ha portato ad una vera e propria emarginazione della cultura del volontariato, come ha sottolineato ieri l’arcivescovo britannico, togliendo ai bambini la possibilità di attingere ad un grande bacino di risorse umane. Da qui alla generazione «Ipod» («insecure, pressured, over-taxed and debt-ridden»), come sono chiamati adesso i trentacinquenni inglesi, il passo è breve.
Da bambini infelici si diventa adulti insicuri, sotto pressione, ultratassati, gravati da un debito pesantissimo, contratto già ai tempi dell’università. La sindrome di Peter Pan? Quella era robetta da nulla. Adesso lo psicanalista serve molto prima.\