Figlia d’arte e legale dei vip che dedica brani jazz al Cav

RomaFiglia d’arte al cubo: avvocato come il padre, ministro come il padre (lui al Commercio estero nel ’94, lei alle Politiche Ue da ieri pomeriggio), docente universitario come il padre, Giorgio Bernini. Fedelissima del premier, Anna Maria nasce politicamente con Gianfranco Fini, che la accoglie molto volentieri nel board della sua fondazione Farefuturo, ma prima della rottura col Pdl. Da quel momento l’avvocato bolognese, «decisamente bella, alta e magra», sale nelle quotazioni berlusconiane, fino a diventare uno dei volti che il premier sceglie per rappresentare in tv le ragioni del partito. Se la cava bene nei dibattiti e comincia ad entrare nelle rose di nomi per il rimpasto. Il curriculum non fa una grinza. Laureata in giurisprudenza con una specializzazione in modelli extragiudiziali di composizione delle controversie, professore associato di Diritto Pubblico all’Università di Bologna. Il megastudio legale che guida insieme al padre vanta clienti prestigiosi. Tra i più famosi, Luciano Pavarotti, e poi la vedova, Nicoletta Mantovani, conosciuta per il tramite del marito, il ginecologo Luciano Bovicelli (con cui la Bernini è affiatatissima), che la prese in cura durante la difficile gravidanza. «Diventammo amiche - raccontò la Bernini -, mi colpì il coraggio di questa donna che anteponeva la maternità ad ogni rischio».
Già da tempo era in pista per una carica pesante. Candidata nel 2010 alla mission impossible di strappare alla sinistra la Regione Emilia Romagna, perde inevitabilmente la sfida con Errani ma raccoglie un onesto 36,7%. Poi viene indicata come papabile viceministro alle Attività Produttive, posto lasciato libero dal finiano Adolfo Urso. Molto religiosa, è maniaca dei fioretti. Ha «sedotto» il Cavaliere anche grazie ad un’intonazione perfetta per una voce che canta pezzi jazz, classici come Summertime, che la Bernini ha prodotto in pubblico, accompagnata al pianoforte da Francesco Paolo Sisto, suo collega pidiellino della Giunta per la autorizzazioni. Sportiva, ama nuotare e andare in bicicletta, è come altre ministre un’animalista convinta. Il suo cane Albert (scomparso da poco) era «come un figlio», raccontano nell’entourage della neo-ministra delle Politiche comunitarie. «Oggi va così, è bellissimo», dice visibilmente commossa ai deputati che la fermano subito dopo la nomina, che le è stata comunicata direttamente da Berlusconi, con una telefonata mentre lei era in aula alla Camera. Dove lei è arrivata solo tre anni fa. Una carriera da centometrista, o da «vera donna combattente» come la chiama il premier.