La figlia di Elisa, ritorno a Rivombrosa

Cambiano epoca e attori ma vince sempre l’amore

Roma - Non è proprio lei. Ma le somiglia tanto. Questa la filosofia-base della nuova fiction a lunga serialità firmata Mediaset. Consapevoli di non poter stiracchiare all'infinito la pur fluviale storiona della non più virginale fanciulla, gli autori di Elisa di Rivombrosa ricorrono ad uno stratagemma vecchio quanto il cinema. Reincarnano l'eroina nella figliola. Che non è proprio lei. Ma le somiglia tanto. Parte così da domenica su Canale Cinque (per ora alla domenica; in seguito si vedrà) La figlia di Elisa - Ritorno a Rivombrosa, «terzo capitolo, più che seguito vero e proprio, dell'appassionante saga dei conti Ristori», come spiega il responsabile della fiction Mediaset, Giancarlo Scheri. «Capitolo a cui vorremmo se ne aggiungessero ancora molti - gli fa eco il produttore della serie, Maurizio De Angelis - arrivando magari fino ai giorni nostri».

Garantite le caratteristiche che decretarono il successo popolare del romanzone, molto vagamente ispirato alla Pamela di Richardson e nella prima serie (quella con Alessandro Preziosi e Vittoria Puccini) giunto al 40 per cento di share. Caratteristiche che il regista Stefano Alleva definisce addirittura «valori rivombrosiani». Ovvero: «Pulizia della storia, onestà dei sentimenti, senso democratico al di là delle convenzioni sociali. E modernità della trama, al di là dell'ambientazione storica». Valori che, secondo Scheri, spiegherebbero il successo delle vicissitudini sentimentali ambientate fra Rivoluzione Francese ed era napoleonica, così simili (almeno nell'ambientazione, appunto) al Guerra e pace della Rai. Che, al contrario, ha raccolto risultati modesti. «Le origini sono letterarie per entrambi i prodotti - analizza Scheri - ma la nostra Elisa parla soprattutto di amore, e nella sua forma archetipa più infallibile: quella dell'amore contrastato. Il loro Guerra e pace, invece, ai sentimenti abbina il dramma della guerra». E a proposito di confronti, non li teme la giovane Sara Felberbaum, felicissima d'incarnare la nuova eroina (come l'esordiente Giulio Berruti è il nuovo eroe): «Il paragone fra me e la Puccini sarà inevitabile. Ma io non prendo il suo posto: il mio personaggio ha un carattere proprio, una propria vita. Quindi non ho paura del confronto». Ad alimentare l'interesse dei fan della storiona dovrebbero provvedere anche alcune novità. «Innanzitutto i due nuovi protagonisti; a loro modo diversi dai vecchi - spiega Alleva -. Tutti e due giovanissimi, infatti, somigliano piuttosto a Romeo e Giulietta: entrambi alla prima esperienza amorosa, vivono il sentimento con tutta la passione e il radicalismo tipico degli adolescenti. Poi c’è l'epoca storica: spostata di vent'anni rispetto a quella originale, passando così dal fastoso settecento al lineare neoclassico d'inizio ottocento, garantisce una nuova, accattivante eleganza formale. E poi c’è anche una nuova cattiva, naturalmente: la nobildonna Vittoria Granieri Solaro (interpretata da Anna Safronick), la cui malvagità ha dei risvolti umani più complessi, più articolati. Che la fanno somigliare ad una sorta di madame Bovary, ma più aggressiva, più determinata».

Che alla terza Elisa i responsabili di Canale Cinque tengano moltissimo, si capisce anche da vari spostamenti in palinsesto patiti dal nuovo prodotto. «Dopo lo straordinario successo de Il capo dei capi, avrei preferito risparmiare Elisa, e lanciarla piuttosto nella primavera del 2008 - confessa il direttore di rete, Donelli -. Ma questa strategia è stata vanificata da una difficoltà tecnica: la fiction di snodo che, andando in onda questa domenica, ci avrebbe consentito lo spostamento di Elisa in primavera, non era ancora pronta. E allora partiamo con questa nuova serie. Confidando molto nei risultati che saprà ottenere».