La figlia di Erin Brockovich: «Sono drogata per colpa di mia mamma»

La figlia della celebre icona ambientalista è diventata dipendente da cocaina e pillole a 14 anni, poi è stata in riabilitazione. «La sua fama mi ha rovinato: ero sempre sola»

La sua mamma girava il mondo per parlare della sua battaglia vinta contro una grande industria chimica, lei, a casa, si imbottiva di droghe. Piano piano. Prima la marjuana, poi la cocaina, le pillole. Così Elizabeth Brockovich, figlia di Erin, a 14 anni aveva già sperimentato quasi tutto. E ora, a 17 anni, la figlia della pasionaria diventata celebre grazie a Julia Roberts è finita in riabilitazione. Bionda e bella, e dipendente. E non ha esitato ad accusare dei suoi guai la mamma, dagli schermi della televisione americana Abc: «È stata la sua fama a portarmi verso le droghe». Elizabeth si è ritrovata da sola in piena adolescenza. «Quando è uscito il film - ha spiegato - lei non c'era mai, o perché doveva far presenza da qualche parte, o per un'intervista, o una conferenza. È lì che sono andata fuori di testa». Così la ragazza, allora dodicenne, ha iniziato a saltare la scuola: «Giravo con altri ragazzi che facevano uso di droghe». Ma Elizabeth se l'è tenuto per sé, non ha raccontato nulla: «L'ho nascosto perché la mia mamma è Erin Brockovich». Un mito, la signora. Ha vinto 250 milioni di risarcimento per le vittime intossicate dai veleni di un'azienda chimica, in California. Ha combattuto da vera dura. Nel 1996 la sua vittoria in tribunale è entrata nella storia giuridica americana, poi in quella del cinema e nell'immaginario del mondo intero, grazie al film con protagonista Julia Roberts. Ex assistente legale, Erin Brockovich è diventata una diva delle campagne ambientaliste, il film ha incassato milioni, lei ha girato il mondo per testimoniare, parlare, raccontare, incoraggiare. Elizabeth intanto si nascondeva. Erin, dopo un po', ha capito. La figlia le rubava i soldi per pagarsi la droga, era diventata un'altra. «Voti pessimi, cambiamenti bruschi nel sonno, comportamento assente - ha raccontato la mamma - C'era qualcosa che mi diceva: non ha senso, non funziona». I dubbi, poi le certezze: «Ho iniziato a notare che non mi guardava più negli occhi. Mi mentiva, ne ero sicura. È stata dura». La riabilitazione in una clinica vicino a Malibu, in California, è costata oltre 50mila dollari per due mesi. Ma Erin non vuole passare per una madre assente: «Combatterò per lei fino alla fine - ha giurato - Lo faremo insieme e, alla fine, saremo più forti di prima. Per lei ci sarò sempre».