Una figlia in fuga per le strade d’America

Ai temi cari a Joyce Carol Oates - la fragilità dell’identità e l’imprevedibile, ricorrente insensatezza della violenza maschile - La figlia dello straniero (Mondadori, pagg. 672, euro 20, trad. Giuseppe Costigliola) aggiunge l’amore per il suo grande Paese. Il pellegrinaggio di Rebecca - figlia di un becchino cresciuta in un cimitero, che attraversa l’America scappando dal passato - si nutre dell’opportunità di ricominciare ogni volta, sperando sia quella buona e ricordando sempre le parole del padre, ebreo fuggito con la famiglia dalla Germania nazista pagando la salvezza col crimine: «Tu sei nata qui, non ti faranno del male». Personaggi che sono tutti vinti senza rimedio, ma che resistono e vivono un giorno dopo l’altro nelle crude mani della Oates.