La figlia in lacrime: «Sei sempre nel mio cuore»

«Papà sei sempre nei nostri cuori». Urla al microfono Sara, solo 9 anni, ma la sua è una voce di bambina e commuove tutti. È lei, con questa frase semplice, a concludere la cerimonia funebre del padre, Roberto Sutera, l’appuntato dei carabinieri, di 37 anni, morto per inseguire un furgone rubato, sull’autostrada. Gremita di gente la chiesa del Santissimo Sacramento, al Prenestino. Volto teso, occhi lucidi, zoppicante, c’era anche Francesco Denaro, 25 anni, il collega che viaggiava sull’auto accanto a Roberto Sutera, al momento della tragedia. L’uomo è stato dimesso nella mattina di ieri dal policlinico Casilino. «Un giovane fiore colto prima del tramonto - ha detto don Angelo Bassi, vicario episcopale dell’Arma dei carabinieri-. Indossava la divisa con orgoglio». Un orgoglio non ostentato, ricordano i parenti in lacrime. «Un uomo serio, con una grande passione per la natura e i cavalli», ha detto don Franco Granata, amico di lunga data della vittima, che ha concelebrato i funerali. La bara è stata accolta da un lungo applauso e adagiata tra i fiori, avvolta nel tricolore: il tributo reso dall’Italia intera a un servitore dello Stato. Numerose le autorità presenti ai funerali: dal comandante generale dell’Arma Gianfrancesco Siazzu, al capo della polizia Antonio Manganelli, al prefetto di Roma Achille Serra. Tra i banchi anche Piero Marrazzo. Intanto è previsto per oggi l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Rebibbia di Massimo Sardaro Savo, l’uomo alla guida del furgone, accusato di omicidio volontario.