La figlia di Mussolini: «I diari? Esistono, ma non sono questi»

Il frastuono di questi giorni l’ha convinta a intervenire per aggiungere la sua versione sui famosi Diari del Duce. Perché Elena Curti, figlia naturale di Benito Mussolini e di Angela Cucciati, rappresenta non soltanto una testimone superstite dell’epoca di Salò, che ha vissuto in prima linea come addetta alla segreteria politica di Alessandro Pavolini, ma è in grado di compiere affermazioni difficilmente smentibili. Ottantacinque anni, molta verve, Elena Curti conosce particolari inediti sulla vicenda dei Diari di Mussolini. Pur ritenendo che le agende di cui si parla ormai da giorni siano apocrife, conferma invece la circostanza che il Duce redigesse appunti giornalieri. «Non erano scritti roboanti, ma considerazioni, sensazioni e aneddoti su quanto accadeva quotidianamente. Le cose che ho letto nei giorni scorsi sono inverosimili: Mussolini non scriveva per fare la storia d’Italia».
Elena Curti, che oggi vive in un paese dell’alto Lazio, ha frequentato il Duce a partire dal 1941, dopo che sua madre le ebbe svelato la verità sul suo legame di sangue con il dittatore. Il rapporto tra Mussolini e la figlia naturale divenne più stretto ai tempi della Rsi. La ragazza, al tempo ventenne, era ricevuta settimanalmente dal genitore nel suo studio di Gargnano, tanto da suscitare la gelosia di Claretta Petacci. Elena fu talmente attratta dalla figura di Mussolini da seguirlo fino a Dongo, a bordo della famosa autoblindo di Pavolini. E proprio in veste di testimone superstite, la figlia naturale del Duce svela oggi che suo padre, una sera, le lesse per telefono una pagina dei suoi Diari. «Aveva l’abitudine di chiamare a tarda ora, nella nostra casa romana di via Porpora, per discorrere con mia madre. Ma quella sera - sarà stata la fine del 1942 o l’inizio del ’43 - mamma si era già andata a coricare e lo dissi a Mussolini. Egli insistette però per parlare con me. Scandì queste precise parole che ricordo benissimo: «Ho appena finito di scrivere il mio diario e adesso te lo leggo: “Il mio male di stomaco ha un nome e si chiama convoglio. Ogni volta che deve partire una nave per l’Africa, sono agitato”. Mi comunicava la verità sul suo male che era legato alle sorti della guerra e si era riacutizzato in conseguenza dei rovesci subiti dalle forse dell’Asse.
Elena Curti racconta anche che, alla fine degli anni Quaranta, un reduce della Rsi, ben inserito nell’ambiente della direzione del partito fascista repubblicano (di cui non fa il nome), la contattò per rivelarle di essere venuto in possesso dei Diari di Mussolini. «Io gli feci molte domande, perché ero scettica sulla possibilità che quel personaggio avesse davvero messo le mani sugli autografi autentici del Duce. Lui mi pregò con molta insistenza di procurargli un appuntamento con Angelo Rizzoli, perché voleva venderli. Pensai che non ci fosse nulla di male nell’aiutarlo, ma posi come condizione di essere tenuta fuori dall’affare. Non volli nemmeno vedere i documenti. Andai alla Rizzoli e parlai con il direttore, Rusca, chiedendogli un appuntamento con l’editore. Angelo Rizzoli ricevette sia me sia il detentore dei Diari. Si manifestò entusiasta sulla possibilità di pubblicarli. Della questione non mi occupai più, e solo tempo dopo seppi che era finito tutto in nulla».
Le conclusioni sono frutto di logica: «Ho l’impressione - argomenta Elena Curti - che questi cosiddetti Diari siano falsi come lo erano quelli di sessant’anni fa. Domando: perché escono soltanto cinque annate di agende, quando è sicuro che Mussolini tenne diari per oltre vent’anni, dal 1921 al 1945? Dove sono finite le altre agende? E poi su quali basi Alessandra Mussolini si è convinta dell’autenticità di questi documenti? Credo che la figlia di Romano dovrebbe essere più prudente, perché, in fondo, lei suo nonno non l’ha nemmeno mai conosciuto».