La figlia del notaio rapita: si tratta via sms

da Treviso

Il Natale più brutto potrebbe diventare il Natale più bello. Lo sperano Luigi e Marisa Tassitani, i genitori di Iole, la quarantaduenne rapita ormai 12 giorni fa a Castelfranco Veneto, poco dopo aver lasciato lo studio notarile del padre dove lavorava. Ormai si è stabilito un contatto via sms con quello che gli inquirenti pensano essere il basista, un esponente di una banda italiana che avrebbe già girato l’ostaggio a un altro gruppo, forse, di nordafricani. Questa, almeno, è l'ultima indiscrezione.
«Sono esausti, sfiniti, ma anche ottimisti. Ora però abbiamo bisogno del silenzio stampa più assoluto». Parole dell’avvocato della famiglia Tassitani, Roberto Quintavalle. Parole da cui si intuisce come l’inchiesta e le eventuali trattative siano ormai all’epilogo. Gli scarni elementi, le conferme a mezza bocca, le smentite deboli fornite dagli inquirenti lasciano però intendere che dietro a questo ottimismo familiare ci sono dei particolari rimasti segreti. Finora l’unica cosa certa, il fatto che ha ridato fiato alle speranze dei Tassitani è quella richiesta di riscatto spedita via sms dal telefonino di Iole.
Due dettagli lasciano un pochino perplessi. Per cominciare, la cifra richiesta, 800mila euro, significativa, certo, ma, per stessa ammissione dell’avvocato Quintavalle, «non impossibile». E poi, altra mossa poco usuale in casi simili, il mancato blocco dei beni da parte della magistratura. Quasi facesse parte di una strategia investigativa, un invito a mantenere aperto un contatto su cui gli inquirenti stanno lavorando a fondo, nella speranza di riuscire a individuare una traccia, un pertugio in grado di portarli nel nascondiglio o, almeno, nella tana del basista, se di basista si tratta.
Tutti attaccati al telefono, dunque, sperando che dal cellulare di Iole Tassitani parta un altro messaggio o, meglio, la chiamata decisiva, quella in grado di fissare i termini del rilascio. «Ma al momento non abbiamo ancora avuto una conferma del fatto che Iole sia viva», aggiunge il legale. Già, questo è il punto. Sono passati 12 giorni e, sempre stando alle comunicazioni ufficiali di familiari e inquirenti, non ci sono elementi per sapere come stia la donna rapita. Eppure, visto che i sequestratori hanno già mandato sms, spedire foto tramite il telefonino non sarebbe un problema. Ma può essere che questo sia già stato fatto e che l’ottimismo che si percepisce dalle dichiarazioni dei familiari abbia le sue radici proprio su un’immagine. Supposizioni, comunque.
Non sono supposizioni, invece, le indagini che i carabinieri stanno eseguendo sul personal computer e sui tabulati delle utenze telefoniche di Iole Tassitani. Perché, come il procuratore di Treviso, Antonio Fojadelli, continua a ricordare, siamo di fronte a un rapimento anomalo, che potrebbe essere stato costruito proprio da studiate incursioni all’interno delle chat line frequentate abitualmente dalla donna. E, ma questo gli inquirenti non lo dicono, dagli sms spediti alla famiglia potrebbero essere arrivati degli elementi ulteriori, utili all’identificazione dei responsabili e all’individuazione del luogo in cui Iole è tenuta prigioniera.