«La figlia del raìs scappa», ma è giallo sulla fuga

Il padre cerca a tentoni, nel sangue, la chiave che aveva tenuto fra le dita per oltre quarant’anni. I figli, in ordine sparso, scappano. O questo, almeno, suggeriscono ipotesi e indiscrezioni. La Libia non è più lo scrigno della famiglia Gheddafi. Ora rischia di diventare una trappola mortale per la dinastia che fa capo a Muammar Gheddafi. E allora sui rampolli, che sono otto, sette maschi e una femmina, cominciano a infittirsi le voci di sganciamento. E sui tentativi di aprirsi una rotta verso la salvezza. Per tutta la giornata è stata data in fuga Aisha, la trentatreenne bellona ammirata in tante foto e ribattezzata, con poca fantasia, la Claudia Schiffer del Nordafrica. Avvocatessa, sembrava fatta della stessa tempra del padre: aveva fatto parte del team che invano si era battuto per salvare dalla forca Saddam Hussein e i titoli di coda di quella rovinosa caduta devono aver pesato nell’accelerare i suoi piani. Il padre, accerchiato e allucinato come Hitler nel suo bunker, proclamava la lotta a oltranza e scatenava i bombardamenti. Lei, nelle stesse ore, assicuravano le agenzie, saliva la scaletta di un Atr 42 e si allontanava dalla mischia senza ritorno. Poi in serata un report della Bbc riferiva di un discorso alla tv nazionale in cui Aisha smentiva ogni tentativo di fuga.
Vita e morte intrecciate in una saga che corre verso l’ultima, tenebrosa puntata. Dove sono finiti gli otto figli del Colonnello? Ancora poche settimane fa, li si ricordava per gli eccessi e le lotte sotterranee di potere che probabilmente, ma ora è facile dirlo, hanno crepato il regime spingendolo verso il disastro. L’altra sera Saif al-Islam, il filo occidentale, quello che aveva combattuto invano la battaglia per modernizzare la Libia, ha preceduto il padre in tv condividendone il destino di lotta fino all’ultimo respiro. In simultanea il solito Wikileaks raccontava i suoi sprechi sontuosi: a Capodanno 2009 proprio Saif al-Islam avrebbe pagato un cachet di un milione di dollari a Mariah Carey per farle cantare quattro canzoni in una festa tenuta ai Caraibi.
Cartoline. Coraggio. E viltà. Dove sono finiti gli otto eredi al trono che traballa sempre più? Mutassim, il conservatore, il nemico di Saif, più volte indicato come il delfino; e poi Saadi, l’ex calciatore del Perugia: Saadi ha provato un’azione di forza proclamandosi governatore di Bengasi, è stato assediato, ha rischiato il linciaggio come tanti gerarchi al tramonto, è sfuggito ai suoi nemici inferociti, è stato inghiottito dal caos. E dal nulla del suo delirio ha rivelato al Financial Times che c’è bisogno di «altro sangue». Aisha, invece, avrebbe cercato di mettere il mare fra sè e la guerra civile con volo dell’Atr, insieme ad altre 13 persone, bloccato all’atterraggio dalle autorità di Malta, come se fosse stato dirottato. Porte chiuse per Aisha. Se lo scrigno si apre, tutto si rovescia fuori. E le singole storie possono finire con un colpo di fortuna o perdersi nella resa dei conti. A tarda sera l’Atr respinto era diretto alla volta di Cipro con la figlia del raìs a bordo. O almeno così pareva
Intanto, con un tempismo quasi cinico anche l’Onu mette in salvo la propria immagine e fa sapere che Aisha, sempre lei, non è più ambasciatrice di buona volontà - la formula sarà retorica ma è proprio questa - per le Nazioni Unite. La donna seguiva i dossier per la lotta all’Hiv e per lo sviluppo, ora segue solo il filo incerto verso la sopravvivenza.
Dove sono finiti gli otto rampolli? La conta, in questi frangenti, è un terno al lotto. Ciascuno di noi conserva qualche immagine, qualche frammento incastrato nella memoria e legato a quei ragazzi, turbolenti, stravaganti, bizzarri quasi quanto il padre. Hannibal, brutta copia dell’icona nazionale, fuggito a Londra non per qualche nobile ragione ma per un motivo abietto: aver abusato della moglie Aline. E raggiunto proprio in Inghilterra dalla sorella Aisha, questa volta ambasciatrice per conto del padre: Aisha aveva consigliato ad Aline di raccontare alla polizia una versione di comodo. Tempi passati, con i loro lussi sfrenati e le loro perversioni, quasi rimpianti ora che tutti annaspano e cercano un bordo sicuro.