Il figlio del maresciallo Berardi: "Tutelano gli ex terroristi e ignorano le loro vittime"

Dura accusa: "Fu tra gli artefici della morte di mio padre. Ci prendono in giro, esprimono solidarietà soltanto a parole. Troppi gli ex terroristi in libertà come"

Siena - «È stato uno degli artefici della morte di mio padre. La magistratura, le infiltrazioni del governo, i giudici, stanno facendo di tutto per tutelare gli ex terroristi. Amarilli Caprio è agli arresti domiciliari nel castello dello zio, Curcio può girare nelle università, come Franceschini, che in tv racconta della strage di Aldo Moro. Sono innumerevoli i casi di ex terroristi che stanno scrivendo libri, loro sono in auge, invece le vittime del terrorismo non sono inserite neanche nei finanziamenti della prossima Finanziaria». È con queste parole che Bruno Berardi, presidente dell’Associazione vittime del terrorismo Domus civitas e figlio del maresciallo Rosario Berardi, commenta con l’Adnkronos l’arresto di Cristoforo Piancone (nella foto durante un processo nel 1981).Piancone era stato ammesso al regime di semilibertà, dopo aver scontato 25 anni di carcere, e ogni sera doveva rientrare nel penitenziario di Vercelli. L’ex brigatista partecipò anche all’omicidio del maresciallo Berardi.

I casi di Amarilli Caprio e Curcio «Siamo a un paradosso per le vittime - prosegue Berardi - Io continuo a battermi, ma lo Stato tutela più i terroristi che noi. Mi sono battuto tanto contro Adriano Sofri, che ha avuto lavoro all’università, poi un lungo periodo di ferie e poi gli arresti domiciliari. Gli ex terroristi sono tutelati, non li può toccare nessuno». «Ho già parlato con il mio legale, l’avvocato Randazzo, per intervenire e sul caso di Amarilli Caprio e specialmente per Piancone , che ha partecipato all’omicidio di mio padre e se lo sono dimenticato: chi lavora per lo Stato è carne da macello», aggiunge Berardi.

Denunce bloccate «Siamo in un periodo in cui i "compagni di merende" - continua il figlio del maresciallo vittima delle Br - sono arrivati al governo, si sono dati da fare per arrivare nelle stanze del potere. La Baraldini è invitata nei migliori salotti nazionali, e invece noi siamo trattati come la servitù più emarginata». «Questi sono dati di fatto - osserva Berardi - perchè io ho dovuto fare manifestazioni per far valere i diritti delle vittime del terrorismo. Loro viaggiano in prima classe mentre noi siamo fermi su un binario morto. La cosa che mi spiace di più è che ci prendono in giro: la solidarietà alle vittime è solo con le parole, parole che non costano niente. Loro hanno la strada da seguire per non andare contro l’opinione pubblica». «Abbiamo fatto più di una volta denunce contro Diliberto e Rizzo - prosegue Berardi - che cantavano "10, 100, 1000 Nassirya". Io li ho denunciati, ma la mia pratica è stata insabbiata, tanto che in questi giorni il mio avvocato è stato a sua volta denunciato, hanno chiesto 1 milione di euro di risarcimento. Non se la sono presi con me per non macchiarsi l’immagine». «Anche la denuncia che ho fatto contro la Baraldini è ancora bloccata - aggiunge - lei che ha avuto un posto di lavoro al Comune di Roma mentre io all’epoca ero disoccupato. Noi vittime del terrorismo siamo emarginati, veniamo dopo gli extracomunitari. Quando arrestano qualche scippatore o assassino intervengono subito i rappresentanti comunali, gli assistenti sociali, per salvare le famiglie dei detenuti con sussidi, gli psicologi. Sulle vittime del terrorismo non interviene nessuno».