Figlio mio, guarda Lavezzi e impara come non si fa

Lo sport insegna la lealtà, il rispetto delle regole, degli avversari, insegna a vincere e soprattutto a perdere. Lo sputo del campione napoletano al giallorosso Rosi è un'altra grandiosa lezione. Da non apprendere

Non dobbiamo stancarci di ripeterlo, ai nostri ragazzini: lo sport è un grande insegnamento di vita. Lo diciamo loro quando li accompagnamo al campo, in palestra, in piscina. Quando li iscriviamo alla scuola calcio o al corso di tennis. Fai sport, piccolo mio: lo sport insegna la lealtà, il rispetto delle regole, il rispetto degli avversari, insegna a vincere e soprattutto insegna a perdere… Continuiamo indefessi a proporli, questi discorsi. Dobbiamo insistere. Dal bel mondo del grande calcio, per fortuna, continuano ad arrivarci sublimi esempi e grandiose lezioni, che in qualche modo confermano e rafforzano i nostri discorsi. Settimana indimenticabile, questa. Si comincia con Roma- Lazio, superclassica di passioni e di colori. Ad un certo punto, il giallorosso Rosi e l’azzurro Lavezzi – nuova icona degli entusiasmi partenopei – arrivano al punto fatale: si sputano. Il mondo li guarda, i ragazzini li guardano, ma loro sputano comunque. Anche se l’arbitro non vede, arriva la prova televisiva a imporre la legge: tre giornate di squalifica ciascuno ai due lama della classicissima. Sembrerebbe un equo epilogo per un episodio disgustoso e inqualificabile, ma la storia non finisce qui. Tutta Napoli, ma soprattutto il Napoli club, insorge: è una solenne ingiustizia, dal filmato - che a tutti sembra eloquente - non esce la prova “oltre ogni ragionevole dubbio” che anche Lavezzi abbia sputato. E’ ricorso. Anziché prendere Lavezzi e dire signore mio, sei abbastanza adulto per capire che certe vergogne vanno evitate, perché i ragazzini ti guardano e ti venerano, dunque accetta almeno una colossale multa eventualmente da devolvere tra i bambini affamati, ecco, invece di adottare un provvedimento simile, il Napoli si agita e si affanna per cancellare la squalifica. Povera gioia, Lavezzi. Che questa squalifica alla fine venga confermata, non importa proprio nulla. Non sposta di una virgola. Resta in tutta la sua amara e avvilente povertà la grande storia simbolica. Sputare sul rispetto e sugli avversari, mai chiedere scusa, soprattutto partire subito al contrattacco per trovare il modo di schivare la punizione. E i nostri ragazzini? Tutto regolare. Ancora una volta, più di prima, potremo ripetere i discorsi di sempre: figlio mio, fai sport, perché lo sport è un grande insegnamento di vita. Guarda Lavezzi, guarda bene i campioni modello. Guarda, e impara come non si fa.