Il figlio: "Non siamo una Dinasty"

Il figlio del leader Udeur: "Ci hanno dipinto come mafiosi ma siamo una famiglia normale"

Ceppaloni (Benevento) - Alle otto di sera, davanti alla villa di Ceppaloni, ci sono una parabola, un gruppo elettrogeno, un faretto di Sky. E poi un fiume di persone che va e viene. E poi lui, Elio, 30 anni, il minore dei due figli dell’ex ministro della Giustizia. Pellegrino, l’altro fratello, nella divisione dei ruoli sta di più a casa. Sandra Lonardo Mastella non può nemmeno rispondere al citofono per via del provvedimento cautelare e così, per una volta l’ambasciatore di casa è lui. Elio, come Pellegrino, somiglia in modo incredibile al padre. Ed è uno che considera «un’orribile caricatura», l’immagine della sua famiglia che esce dall’ordinanza dei magistrati.

Per i Pm siete un partito-cupola...
«Una follia! Mia madre viene dipinta come una mafiosa che deve essere arrestata perché sennò chissà che reati compirebbe».

Cosa vuol dire essere un Mastella in queste ore?
«Quel che ha significato sempre. Noi siamo persone normali. Non siamo mostri, non siamo una puntata di Dynasty, non siamo un’azienda di malaffare. E la risposta di queste ore lo dimostra».

Si riferisce alle persone che stanno venendo davanti a casa vostra?
«Due-tremila, da stamattina ad oggi! Fermatele, chiedetegli...».

Danno la solidarietà ad un ministro...
«Portano la solidarietà ad uno che è inquisito. E se credono all’innocenza di mia madre è perché lei è una che qui ha fatto trent’anni di associazionismo: con la Croce rossa, la lega anti tumori...».

E lei, Elio, chi è?
«Uno come gli altri. Uno laureato in ingegneria che ha trovato un lavoro come tutti. La gente magari pensa che io sia chissà quale privilegiato, uno dei 44mila parenti raccomandati del nostro Paese».

E invece?
«E invece mi sono fatto la mia strada senza chiedere nulla a nessuno. Ho lavorato per due anni in una azienda, la Selex, facendomi 48 chilometri al giorno su e giù, ora lavoro in una grande impresa».

Quale?
«Vede? Grazie a questa inchiesta potrebbe persino sembrare un marchio di infamia».

Non diciamolo.
«Diciamo, invece, che parlo tre lingue, sono laureato con 110 e lode, entrato senza raccomandazioni, inquadrato nel settimo livello, che guadagno 1.800 euro al mese. Un salario quasi basso per un ingegnere della mia età».

Ormai «il mastellismo» è una categoria politica. Ceppaloni, la festa di Telese, la villa con la piscina...
«La piscina! Consiglio agli appassionati di fare un salto su Google earth per dargli un’occhiata. Non ci sono misteri».

Ha condiviso la scelta di sua madre di candidarsi?
«Non ci siamo capiti. Qui non siamo nel Medioevo. È stata una sua scelta».

Sua madre come sta vivendo questi arresti domiciliari?
«Chi non la conosce non può capire. È la persona più serena del mondo e io non ho mai dubitato della sua innocenza. Per me e Pellegrino lei non ha segreti».

Che tipo di madre è, Sandra?
«Abbiamo deciso tutto insieme, fin da piccoli. Per esempio di stare qui, di crescere qui, di non seguire mio padre a Roma».

Scelta difficile.
«Mia madre ci è stata madre e padre. Noi abbiamo fatto tutti le scuole pubbliche, per scelta. E io sono cresciuto a pane e politica, perché per me la politica è questo rapporto straordinario con la gente».

Mi dica una cosa per raccontare lei.
«Mia madre era una che per farci vedere mio padre, un giorno, ci mise in macchina e guidò da sola otto ore per portarci a Madonna di Campiglio. Uno dei giorni più belli della mia vita di bambino».

E il mastellismo cos’è, per uno che è cresciuto in questa casa?
«Non la caricatura dei giornali. Lei sa perché non abbiamo i rifiuti per strada, qui?».

No.
«Anche perché a pochi metri da questa casa c’è una discarica. Quando il prefetto e il commissario hanno detto “Sì fa lì”, mio padre, da sindaco, ha detto: “Bene”. Abbiamo avuto proteste, cortei, ma si è fatta. Perché, se non si è capito, mio padre è un uomo delle istituzioni».

E ora?
«Aspetto che mia madre sia liberata. Altrimenti chiederemo asilo politico alla Colombia. Almeno stiamo in un paese civile».