«Figlio di papà» violentava le prostitute cinesi

Per i carabinieri del reparto operativo che l’hanno arrestato non ci sono dubbi: è lui lo stupratore seriale delle prostitute cinesi. Almeno tre i casi accertati (a dicembre 2005 e gennaio marzo 2006) ma la lista potrebbe allungarsi se gli investigatori riusciranno a identificare altre vittime. Le indagini infatti, più che da denunce specifiche, sono iniziate quando in via Moscova è arrivata la voce della paura che serpeggiava tra le lucciole asiatiche. «Non si trattava infatti di semplici violenze sessuali - ha spiegato il colonnello Paolo Ferrarese - ma vere e proprie sevizie e torture».
È così finito in manette Paolo G., 32 anni, sposato e separato, figlio di un agiato imprenditore che ultimamente viveva da solo, arrangiandosi come artigiano installatore. L’uomo è stato arrestato l’altro giorno sul posto di lavoro. Ha respinto ogni accusa, ma sarebbe già stato riconosciuto dalle tre orientali aggredite.
L’uomo era solito colpire nelle abitazioni dove le cinesi si prostituivano. Le individuava attraverso annunci sui giornali, quindi le chiamava, fissava l’appuntamento e si presentava a casa loro. Qui poteva agire indisturbato in quanto, tra quattro mura, era difficile per le vittime trovare un aiuto. Del resto il maniaco era solito agire con una tecnica ben precisa. Appena dentro aggrediva le sue «prede» con inaudita violenza. Calci e pugni per impedire loro di resistere o chiamare aiuto. Poi le legava e le sottoponeva a ogni sorta di violenza. Infine le rapinava, poca cosa, qualche decina di euro, infine fuggiva.
Paolo G. agiva sicuro di restare impunito, contando sul fatto che le straniere, tutte clandestine, avrebbero preferito tenersi violenza, botte e rapina, pur di non uscire allo scoperto. Una eventuale denuncia si sarebbe automaticamente conclusa anche con la loro espulsione. Però dopo ripetute aggressioni, la voce aveva cominciato a circolare all’interno del piccolo mondo della prostituzione asiatica. E qualcosa era arrivato anche alle orecchie degli investigatori. Il comandante del nucleo operativo Antonio Bolognani è riuscito a individuare almeno tre vittime, di 47, 43 e 40 anni, e da lì sono partite le indagini.
Ai carabinieri è stato sufficiente incrociare i tabulati dei telefoni delle vittime, scoprendo un numero di cellulare che ricorreva. Numero che poi veniva regolarmente «agganciato» dalla cella vicina all’abitazione delle cinesi nei giorni delle aggressioni. Individuato il bruto, i militari l’hanno fermato e mostrato alle vittime che l’hanno riconosciuto.