Il figlio riesuma il padre nel nome della letteratura (e dei diritti d’autore)

Pasticci incredibili sono stati fatti anche sulle opere di Hemingway scritte e riscritte da estranei

Lo brucia. No, lo tiene in cassaforte. Anzi, lo pubblica: in anteprima su Playboy, a una cifra - si dice sul Wall Street Journal - fuori mercato (del resto l’anticipazione, in Italia, valeva tra i 5 e gli 8mila euro, trattabili direttamente con l’agente Andrew Wylie); poi in volume, in tutto il mondo. E in dicembre venderà anche il manoscritto stimato 600mila dollari. Dmitri Nabokov ha deciso: in nome del padre e dell’arte. Dunque mercoledì uscirà anche in Italia il postumo L’originale di Laura (Adelphi, pagg. 170, euro 18) di Vladimir Nabokov, il celebre autore di Lolita. Nel frattempo, questa notte, vigilia della pubblicazione negli Stati Uniti, è stata organizzata una mostra dell’autografo con lettura pubblica. Ovviamente c’è da pagare un biglietto.

Eppure Nabokov, nel 1977, prima di morire, lasciò istruzioni precise: per favore, Véra, moglie mia, getta quelle 138 schede nel caminetto. L’esule russo era un perfezionista e non gradiva tramandare ai posteri una serie di frammenti, alcuni più o meno compiuti, altri allo stato di semplice appunto, da cui sarebbe dovuto nascere un nuovo romanzo, a quanto si capisce (poco: l’«originale» del titolo potrebbe essere il testo di un romanzo o il corpo di una ragazza, e questa è solo la minore delle ambiguità) lontanissimo parente del capolavoro, Lolita. La moglie non ebbe il cuore di usare l’accendino, e il figlio Dmitri, oggi 74enne, ha poi deciso di fare un regalo ai lettori. «Regalo» subito contestato dalla stampa e dalla critica: è vero, trattasi di una testimonianza di uno dei massimi autori del Novecento, ma il brogliaccio pare adatto alla pubblicazione su rivista filologica, e venderlo come «romanzo», addirittura come ideale seguito di Lolita, sembra davvero troppo. E giù mazzate: «un cattivo servizio allo scrittore»; «una serie di schede con la parvenza di un ordine»; «una serie di frammenti che lottano per diventare un romanzo» (quest’ultimo è Martin Amis sul Guardian di ieri; le altre citazioni dalla rassegna stampa di Literary Saloon: www.complete-review.com).

Dmitri ha tradito la volontà del padre? Lui ritiene di no. A suo parere, Nabokov non intendeva distruggere l’opera, solo per debolezza o per pudore diede indicazioni in tal senso. Comunque sia, chi accusa Dmitri di voler speculare e incassare più del dovuto può tenere a mente quanto ha detto Brian Boyd, biografo di Nabokov: «Lo scrittore sapeva che ciò che lasciava sarebbe stato un buon investimento per il figlio e la moglie».

Dmitri Nabokov è in ottima compagnia. Questa estate aveva fatto scalpore l’ennesimo pasticcio sull’eredità letteraria di Hemingway. Il largamente autobiografico Festa mobile uscì postumo nel 1964, a cura della quarta moglie Mary Hemingway. Il capitolo finale «Per Parigi non ci sarà mai fine» è un bel guazzabuglio. Mary mise mano al manoscritto e dipinse un ritratto spiacevole di Pauline Pfeiffer, seconda moglie di Ernest impalmata dopo aver mollato Hadely Richardson. Problema: pare sicuro che lo scrittore volesse tagliare proprio le parti più cattive verso Pauline. Mary decise di tenerle. Ora è uscita una nuova redazione, a cura di Sean Hemingway, nipote del Nobel e della Pfeiffer. E le parti controverse sulla zietta sono state potate e collocate in appendice. Una guerra dettata dalla gelosia e combattuta su uno strano campo di battaglia: i manoscritti di Festa mobile. Ben altri pasticci sono stati compiuti sugli innumerevoli testi (più di una decina) dello scrittore usciti dopo la sua morte. Ad esempio, il romanzo Il giardino dell’Eden (1985) fu portato a termine dal curatore Tom Jenks il quale aveva a disposizione un dattiloscritto di 1.200 pagine e altre 300 carte di appunti. Il libro fu ridotto a un terzo dell’originale. In molti si chiesero che senso potesse avere un’operazione del genere.

Il giardino dell’Eden fu quindi concluso da un estraneo. Una cosa inammissibile per Christopher Tolkien il figlio di J. R. R. Tolkien (morto nel 1973), il quale preferisce fare da sé. La saga dei Figli di Hurin, antefatto delle vicende della Terra di Mezzo, nasce dalle centinaia di pagine di appunti lasciati dal padre. Personaggi e trama sono senz’altro originali, ma il tutto è stato cucito assieme da Christopher. Un lavoraccio durato venti-trent’anni, concluso nel 2007. Impresa di successo grazie alla rinnovata attenzione per Tolkien seguita alla trilogia hollywoodiana del Signore degli anelli.

Quanta fatica costa onorare il padre... Ma di solito è ripagata con gli interessi.