Il figlio di Riina a spasso per Corleone

Prima la firma in commissariato, poi un giro in
paese insieme ai familiari per salutare parenti e amici che non vedeva
da sei anni. Dopo la scarcerazione il figlio del boss lancia la sfida: "Ricorrerò alla Corte europea"

Roma - Firma in commissariato, passeggia per Corleone e passa al contrattacco. Giuseppe Salvatore Riina, il figlio del boss di Cosa Nostra Totò Riina, scarcerato dalla Cassazione per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva, ricorrerà alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per protestare contro l’eccessivo periodo di detenzione subita a fronte di una condanna pari a otto anni e dieci mesi ancora da confermare dalla Suprema Corte. Questa decisione di Riina junior è stata da lui stesso comunicata ai suoi avvocati difensori Antonio Malagò e Luca Cianferoni.

Il figlio del boss a spasso per Corleone Prima la firma in commissariato di buon mattino per evitare cronisti e telecamere, poi un giro in paese insieme ai familiari per salutare parenti e amici che non vedeva da sei anni, da quando cioè era finito in carcere per associazione mafiosa. È trascorsa così la prima mattina a Corleone Giuseppe Riina. L’ordinanza della Cassazione, che ieri lo ha scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, prevede alcune misure di prevenzione: l’obbligo di dimora nella cittadina del palermitano, e quello di firma in commissariato ogni lunedì, mercoledì e venerdì. Il terzogenito del boss non potrà frequentare soggetti pregiudicati, dovrà rientrare a casa entro le 20 e non potrà uscire prima delle sette di mattina.

Gli abitanti di Corleone: "Scoraggiati" In paese, a Corleone, c’è incredulità per per una decisione che il sindaco Antonino Iannazzo non esita a definire "scoraggiante". "Che le devo dire - ammette con rammarico - saremmo stati ben felice se fosse andato a vivere da un’altra parte. La gente è stupita per la scarcerazione prima e l’obbligo di dimora a Corleone poi. Da comune cittadino non riesco a capire come si possa rimetterlo in libertà. La sua presenza in città - spiega - ci mette in difficoltà, ci può essere il rischio che la famiglia Riina si riorganizzi". "Credo - assicura - che questo sarà il test effettivo per capire se Corleone ha maturato gli anticorpi contro Cosa nostra. Dal canto nostro innalzeremo il livello di attenzione e la vigilanza sul territorio. Ma di una cosa Riina jr stia certo - conclude Iannazzo - la città non è quella che lui ha lasciato anni fa. C’è stato un cambiamento profondo ed è maturata la consapevolezza del vantaggio della legalità. Mi auguro - chiosa - che lo Stato ci aiuti".

La posizione degli avvocati L’avvocato Malagò spiega che "la carcerazione preventiva subita da Giuseppe Riina è stata sicuramente eccessiva e in violazione dei diritti dell’uomo". Secondo il legale di Riina, non vi sarebbe dubbio che "la lungaggine del suo processo deve essere imputata esclusivamente alle inefficienze dell’apparato giudiziario che impiega tempi così lunghi per definire un processo che, come in questo caso, non era di particolare complessità". Malagò inoltre ricorda che la Cassazione annullando in precedenza la condanna di Appello (poi ridotta lo scorso 27 dicembre nell’appello bis, da dodici anni a otto anni e dieci mesi) aveva ritenuto che "non vi erano prove sufficienti per il reato di associazione mafiosa e aveva assolto Riina junior da altri reati, come quelli si estorsione". "Adesso siamo ancora in attesa - ha aggiunto Malagò - che i giudici dell’appello bis depositino la loro sentenza contro la quale ricorreremo in Cassazione: intanto già prepariamo il ricorso a Strasburgo e ci tengo a sottolineare che in carcere Giuseppe ha sempre tenuto la buona condotta, senza mai un richiamo, cosa che gli permetterà di chiedere tre mesi di sconto sulla pena per ogni anno di carcere già scontato".