Il figlio di Sabadin scrive alla Rousseff: "Chiedo solo giustizia"

Adriano, figlio di Lino Sabbadin, il macellaio ucciso il 16
febbraio 1979 a Santa Maria di Sala (Venezia), in una lettera aperta
indirizzata idealmente al neo presidente Dilma Rousseff e a tutti i
brasiliani dice: "Trent'anni fa Battisti ha ucciso mio padre. Non voglio vendetta, ma da allora aspetto giustizia e non l'ho avuta"

Venezia - "Trent'anni fa Battisti ha ucciso mio padre. Non voglio vendetta, ma da allora aspetto giustizia e non l'ho avuta". Lo scrive Adriano Sabbadin, figlio di Lino Sabbadin, il macellaio ucciso il 16 febbraio 1979 a Santa Maria di Sala (Venezia), in una lettera aperta indirizzata idealmente al neo presidente Dilma Rousseff e a tutti i brasiliani. Sabbadin, nella missiva pubblicata da "Il Corriere del Veneto" che la recapiterà all'ambasciata in Italia, dice di essersi sentito "profondamente ferito dalla decisione di Lula di non estradare Cesare Battisti", di cui ricorda tutto l'iter giudiziario, la condanna, la fuga dall'Italia prima a Puerto Escondido, poi in Francia e infine in Brasile. Dopo un richiamo toccante alla morte del padre - "venne colpito con i colpi di grazia" quando era già a terra ferito - e alla sua vita di allora 17/enne "completamente stravolta", Sabbadin ricorda "che non c'é pace senza giustizia e la mia famiglia non ha avuto giustizia. Quel che interessa a me oggi non è tanto che Cesare Battisti resti in galera per sempre, ma vederlo pentito. E da questo purtroppo siamo lontani. Per questo è giusto che espii la sus pena, anche a trent'anni di distanza dai delitti".