«Il figlio a scuola con l’auto blu» Ora a Genova è caccia al politico

Nell’inchiesta per tangenti in Comune un’intercettazione imbarazza il Pd: Claudio è fuori di testa, usa la macchina per sé. Burlando: non sono io

da Genova

Il giorno dopo gli arresti, a Genova l’inchiesta sulle tangenti per le mense in Comune viene momentaneamente parcheggiata. Con l’auto blu. Perché se c’è un caso politico, a Genova spunta anche una macchina scomoda, che prende in contropiede, anzi in contromano, gli amministratori. L’ordinanza con cui il gip dispone l’arresto di cinque indagati eccellenti è fatta di seicento e passa pagine. Inevitabile trovare anche qualche riga che con i reati ipotizzati c’entra poco, ma che serve, e tanto, alla sfida politica.
E nella montagna di intercettazioni finisce anche qualche considerazione tra amici. Amici coindagati, come Claudio Fedrazzoni e Massimo Casagrande, entrambi ex consiglieri Ds, entrambi ora in cella. Casagrande rivela: «Io ieri ho visto... quell'uomo lì è proprio abelinato (dal genovese, come minimo, fuori di testa, ndr) ieri giravo da viale Brigate per fare il giro diciamo davanti alla Questura per venire in centro, mi si affianca la macchina di Claudio, c'era dentro il figlio da solo, che si vede che lo portava a scuola, alle sette e mezza, roba che se ti vede qualcuno in giro così che fai portare il figlio con la macchina, belin, scoppia un casino che non finisce più... è fuori come un poggiolo». Fedrazzoni abbozza: «L'ho visto quando è entrato “ciao, ciao”». E Casagrande riprende: «Troppo fuori, è fuori come un poggiolo quell'uomo lì, cioè, belin ma.. vai in macchina anche te non far accompagnare il figlio con la macchina a scuola, son cazzate queste qua belin che se ti vede un giornalista o ti vede qualcuno, il giorno dopo sei sui giornali».
Tanta preoccupazione, perché? Perché la «macchina di Claudio» non è evidentemente un’auto privata, ma di servizio. Con autista. Inizia la caccia all’auto blu che porta «il figlio di Claudio a scuola». In Regione Liguria sono Gianni Plinio, capogruppo di An e il consigliere di Forza Italia Matteo Rosso a firmare subito un’interrogazione «per sapere quale amministratore ha commesso un così grave abuso che va sanzionato e che sa tanto di prima Repubblica». In regione i Claudio in vista sono tre. Claudio Gustavino, allora capogruppo dell’Ulivo e oggi senatore Pd, non aveva però diritto all’auto blu. Claudio Montaldo è assessore alla Sanità, all’auto blu ha diritto, ma ha un figlio di 37 anni. «E l’assessore non usa l’auto di servizio neppure per venire in ufficio - assicura l’ufficio stampa - la usa solo per rappresentanza». C’è il terzo Claudio, Burlando, il presidente. Lui ha l’auto blu e un figlio in età scolare. «È categoricamente escluso che il presidente abbia mai usato l’auto di servizio per far portare il figlio a scuola o altrove - replica secco il portavoce del governatore -. E poi nelle intercettazioni non si dice che il Claudio sia un amministratore, né tantomeno della Regione». Verissimo. Ma perché la cosa possa essere raccontata con tanta enfasi, significa che l’auto non era «privata». Gli amici del figlio di Burlando si fanno avanti come testimoni per garantire che il ragazzo gira sempre in motorino «anche quando diluvia». Plinio e Rosso, da parte loro, non si arrendono: «Gli autisti hanno tutti i cartellini per ogni spostamento anche di dieci metri, se la Regione non ha nulla da nascondere tiri fuori quelli della mattina del 26 giugno 2007 alle sette e mezza».
L’inchiesta sulle mense è ormai un terremoto, che fa tremare anche chi non è legato strettamente al settore. Tanto che viene coinvolta, perché citata nell’ordinanza, anche una ditta che si occupa di rifiuti. Il titolare viene dato per indagato, la società si vede disdire un appalto. E minaccia di chiudere, licenziando i 130 dipendenti. L’avvocato della ditta rivela: «Ho parlato con i titolari dell’inchiesta che mi hanno escluso un nostro coinvolgimento, ma siamo stati linciati mediaticamente».