Figo, frattura al perone Moratti s’infuria Nedved chiede scusa

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da Milano

Nedved ha lasciato il ricordino: Figo oggi sarà operato per una frattura al perone della gamba destra. Frattura composta, dice il referto medico, ma proprio una brutta storia. Il ceko non va mai per il sottile, salvo lamentarsi come fosse sotto tortura quando tocca a lui. E l’Inter ne ha perso un altro: di questo passo non basteranno venticinque uomini per chiudere la stagione. Figo aggiunge problema a problema. Mancini aveva sintetizzato così: «Abbiamo perso palleggio e cross». Fuori il portoghese e fuori Stankovic. Ma anche Vieira, Materazzi, Jimenez che dovrà sbrigarsi a guarire dal suo problema muscolare: su quella fascia gli tocca la parte. L’allenatore chiede ai medici di fare presto e non perde occasione per far notare le lungaggini. Figo ne avrà per oltre un mese: sarà pronto per il derby del 23 dicembre o alla ripresa del campionato nel nuovo anno. La botta rifilata da Nedved, dopo un quarto d’ora della ripresa, ha dato subito l’impressione di aver fatto danni, ma non così gravi. Ieri il ceko ha sentito rimordere la coscienza. Si è scusato. «Lo avevo fatto subito dopo la partita», ha raccontato. «Non era mia intenzione fargli male (già, perché qualche volta capita? ndr). Mi spiace tanto, spero torni presto».
E se Mancini è amico del ceko (non gli sarebbe spiaciuto averlo all’Inter) e non ha calcato la mano, Moratti è stato meno diplomatico del solito. Tirando a sua volta la randellata, verbale ovviamente. «È stato un brutto fallo, gli hanno fatto male e va sottolineato che gli hanno fatto male. Sono cose che tra campioni non succedono mai, evidentemente uno dei due non lo è». Ora affar di Mancini trovare la quadratura: per la partita di coppa, contro il Cska Mosca, resta l’alternativa fra Zanetti e Solari. E la fantasia non è più al potere. Salvo giocare con Ibra più arretrato: idea che il tecnico prova tra una partitella e l’altra.
Il passaggio a nord-ovest (leggi Torino) non è stato così indolore: un pari che poteva essere un successo, un altro infortunio. Moratti, ieri diviso tra la cerimonia del premio Facchetti e l’inaugurazione della piazza intitolata a suo padre, ha tirato le somme: «È stata una gara maschia, interessante, dignitosa, una sfida che ricorderemo come positiva anche se l’Inter è stata abbastanza sfortunata. La Juve ha fatto una partita di grande orgoglio e da quel punto di vista l’ha pareggiata».
Stavolta l’arbitro non è stato indigesto, nonostante valutazioni contestabili. Alcune oggettivamente. «Ma l’episodio di Ibrahimovic, come quello con Del Piero, nel primo tempo, erano cose sulle quali credo si potesse sorvolare». Altre soggettivamente: il gol giustamente annullato a Cambiasso, per esempio. Moratti è stato ironico: «Bisogna essere eccessivamente bravi per annullarlo». Ci sono eccessi ed eccessi, passando da Ceccarini a Rocchi. Meglio gli eccessi di bravura: un’idea che certamente l’Inter non si sarà negata.
Ma domani è già Champions, passaggio che la squadra non può fallire. Serve un successo per mantenere rotta tranquilla. Probabile il rientro di Crespo in attacco, mentre l’affaire Adriano continuerà a turbare le notti dei suoi fan, che stanno diventando sempre meno. Ieri Branca, a nome della società, ha messo in chiaro il problema: «Non gli resta che lavorare e metter in difficoltà l’allenatore». È già arrivata qualche proposta per il mercato di gennaio, ma nessuno è pronto ad accollarsi costo e ingaggio. Adriano piace: in prestito. L’Inter, per ora, non prevede di prestarlo. Ma per una cessione mai dire mai.