La figuraccia americana è un regalo per Pechino

Ci sono molti analisti internazionali che alla domanda sui chi ci guadagna dalle rivelazioni di Wikileaks non hanno alcun dub­bio: la Cina. I documenti venuti alla luce, lo scambio di comunica­zioni, la massa di informazioni non riguarda la potenza asiatica se non in rari e marginali casi. Possibile che l’avversario più impor­tante degli Stati Uniti sulla scena internazionale riceva così scarsa attenzione? O non è più probabile che le informazioni su Pechino ci siano, ma non siano venute fuori?

Nei mesi scorsi da più parti era emersa l’ipotesi che la Cina fosse in qualche modo coinvolta nella vicenda Wikileaks: sarebbe infatti l’alleato più forte e utile all’organizzazione di Julian Assange, in quanto molto forte dal punto di vista tecnologico, molto potente dal punto di vista diplo­matico e molto interessato a raccogliere l’eventuale eredità di un fallimento d’immagine e strategico degli Stati Uniti d’America. Alla luce delle rivelazioni di questi giorni la cosa si fa ancor più intrigante. Lo spiega bene Arduino Paniccia, esperto di strategia geopolitica ed economica e collaboratore del Centro studi strategi­ci di Washington: «Una cosa si può dire con certezza.

La domanda del cui prodest ha una sola risposta: Cina. Paradossalmente pro­prio l’impenetrabilità della potenza cinese, l’unica a poter fare da contraltare a quella Usa, fa acquistare al gigante asiatico più credi­bilità, al confronto con il colabrodo americano».All’Asia,dunque, bisogna guardare per spiegare questa ondata di documenti rove­sciati su computer e scrivanie di mezzo mondo? «In quel continen­te si è appena aperta una nuova crisi coreana e sempre lì resta aperta la questione nucleare dell’Iran - ricorda Paniccia - . In en­trambi i casi il ruolo della Cina è innegabile. Ed è con la moneta debole dello yuan, che colpisce il dollaro e l’euro e mette in crisi le economie occidentali,che devono fare i conti Usa e Ue nell’affron­tare questa crisi finanziaria globale dalla quale non riescono a uscir fuori».C’è poi,per Paniccia,«una sorta di ritorno alla disinfor­macija tipica della guerra fredda, di cui era esperta l’Unione Sovie­tica e della quale è ora maestra proprio la Cina, che è la prima a guadagnare da un indebolimento della leadership di Obama e più in generale degli Stati Uniti d’America».

Quanto alla vecchia Euro­pa, «non si va molto oltre al gossip e ai ritratti più o meno coloriti dei suoi attuali leader, da Berlusconi a Sarkozy o alla Merkel. L’as­se che davvero interessa è quello con l’Asia e in primo luogo con la Cina, che oggi sforna i più grandi esperti di cyborg war: non una fantasia, ma un dato di fatto oramai accertato da tutti gli esperti e gli analisti internazionali».